A Roma nei parchi

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ROMA: CAPITALE DI BIODIVERSITÀ

Roma è conosciuta in tutto il mondo come una città ricca di storia e monumenti. Ma non tutti sanno che, accanto alle stupende piazze e agli scorci famosi, la città ha un patrimonio verde altrettanto suggestivo e ricco di sorprese, come accade per poche altre capitali europee.

La città ha infatti un patrimonio verde pari a due terzi dell’intero territorio comunale: un terzo di questo territorio è costituito da aree agricole ed un terzo da aree protette, sottoposte oggi ad un rigoroso regime di salvaguardia ambientale.

Visitare questo patrimonio naturale, fatto di fattorie che producono formaggi o verdure romanesche, aree protette con diversi tipi di habitat, zone archeologiche che ricadono all’interno di parchi urbani come quello dell’Appia Antica, nicchie ecologiche che permettono la presenza di un gran numero di specie vegetali ed animali, significa conoscere il vero tesoro che rende Roma una tra le città più ricche in termini di biodiversità e usufruire dei servizi che offre per i turisti e i romani.

Per conoscere dunque questa ricchezza inattesa e poco conosciuta di Roma, Romaincampagna vi propone un itinerario alla scoperta di sette parchi naturali, con i percorsi di visita consigliati e tutte le informazioni utili:

  1. La Riserva Naturale della Tenuta dell’Acquafredda
  2. Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano
  3. Riserva Naturale di Decima Malafede
  4. Riserva Naturale del Litorale Romano
  5. Riserva Naturale della Marcigliana
  6. Parco Regionale dell’Appia Antica
  7. Parco Naturale Regionale di Veio


LA RISERVA NATURALE DELLA TENUTA DELL’ACQUAFREDDA
Un’isola di campagna circondata dalla città…
Si tratta di un’area di proprietà privata, visitabile in occasione delle escursioni guidate organizzate da RomaNatura Il nome del luogo deriva dalla freschezza delle acque dei fossi che lo solcano. Secondo la leggenda, su questo pianoro si sarebbe accampato il re dei Goti Totila prima di invadere Roma nel 547. La testimonianza storica oggi più evidente è la torre di Acquafredda situata lungo l’omonima via, da dove partono le visite guidate. Di origine medievale, fu edificata sui ruderi di una villa romana e sui suoi muri si rintracciano ancora gli inserti marmorei e i pezzi di basolato utilizzati nella costruzione.

La visita
Le escursioni – obbligatoriamente guidate – seguono normalmente un percorso circolare che parte e arriva presso la torre dell’Acquafredda.

Dalla torre, presso cui si parcheggia in uno spiazzo adiacente, si scende a piedi verso il fondovalle solcato dal fosso di Acquafredda. Tra esemplari giovani di sughere, che assieme ad olmi, lecci e robinie ombreggiano qua e là il declivio, capita di osservare i parrocchetti dal collare: si tratta di piccoli pappagalli da qualche anno insediatisi in alcuni settori della città e in via di espansione. Presenze più usuali sono invece quelle della rondine, del rondone e – durante i mesi estivi – del gruccione dallo spettacolare piumaggio variopinto. Tra le fioriture stagionali del rovo, del vilucchio e della menta selvatica, si raggiunge il fosso di Acquafredda, accompagnato sulle rive da grossi salici e pioppi. In tutta la valle si trovano piccole sorgenti: in fondo il nome del luogo deriva dalla freschezza delle acque dei fossi che lo solcano: Valcannuta, Montespaccato e appunto Acquafredda. Nelle pozze adiacenti che a primavera si formano dopo le piogge è facile osservare i girini del rospo comune, mentre dai lembi di canneto lancia il suo verso sonoro l’usignolo di fiume. Tra gli uccelli segnalati nella tenuta vanno menzionati la gallinella e, soprattutto, il pendolino dal curioso nido a forma di fiasco che questo piccolo passeriforme costruisce “appeso” alle fronde dei salici.

Ma all’Acquafredda si incontrano innanzi tutto i contadini! Qui i padroni di casa sono infatti aziende agricole di piccole e medie dimensioni, e gli ortaggi prodotti tra cui fave, piselli e finocchi vengono talvolta venduti dai banchetti posti direttamente sulla strada. Proprio la conservazione dell’identità agricola di questi luoghi, così originale all’interno di un tessuto urbano così densamente occupato anche a pochissima distanza da qui, è tra i primi scopi della riserva. Passando prima per un fontanile e poi per i recinti del bestiame domestico – dov’è stata allestita una delle fattorie didattiche di RomaNatura – si riguadagnano i fianchi della valle e quindi la torre, generalmente a un paio d’ore dalla partenza.

Estensione
: 249 ettari
Sede: c/o RomaNatura, via Gomenizza 81, 00195 Roma
Telefono: 06 35405310
Sito ufficiale: www.romanatura.roma.it
Come arrivare: Bus 906 dalla stazione Valle Aurelia transita per via dell’Acquafredda

IL PARCO NATURALE REGIONALE DI BRACCIANO-MARTIGNANO
E’ uno dei parchi regionali più grandi e vicini alla Capitale, conosciutissimo e meta tradizionale delle gite “fuori porta” dei romani…

Formatosi circa 600.000 anni fa, l’antico vulcano sabatino è il principale artefice dei paesaggi del parco. E si tratta di un’attività non ancora del tutto sopita, se è vero che l’area protetta è una delle quattro nel Lazio ad ospitare una solfatara ancora attiva e cioè la spettacolare Caldara di Manziana (le altre sono la Zolforata di Pomezia nella riserva di Decima-Malafede e quelle di Monterano e Tor Caldara).

Oggi le conche crateriche ospitano i laghi:; tutt’intorno rilievi mai particolarm ente pronunciati – poco oltre i 600 metri di quota si spinge il solo monte di Rocca Romana – formano un complesso collinare caratterizzato da boschi, campi e pascoli, mentre i centri abitati sono localizzati lungo le sponde degli specchi d’acqua.

La vegetazione riflette soprattutto l’esposizione dei versanti e l’uso del suolo: dalla faggeta alla macchia mediterranea con tutte le associazioni intermedie. Sono presenti anche specie insolite come l’agrifoglio e la betulla. Quanto agli animali, la pressione antropica fa sentire i suoi effetti, ma nelle liste faunistiche locali non mancano istrici e tassi, gheppi, cigni reali e picchi, e neppure autentiche sorprese come il gatto selvatico oppure le migliaia di anatre svernanti (tra cui moriglioni, canapiglie, morette e il raro fistione turco). Per un parco come questo merita un cenno in più l’ittiofauna. Tra i pesci presenti nelle acque dei laghi vi sono il luccio, il coregone e l’esotico persico sole, la tinca e la carpa, il latterino, l’anguilla.

Rispetto a Trevignano ed Anguillara, la più grande Bracciano offre uno dei castelli meglio conservati della regione scenograficamente affacciato sul lago. Meritevoli anche il Museo della civiltà contadina ad Anguillara e il Museo storico dell’Aeronautica Militare sul lungolago verso Bracciano, in località Vigna di Valle. Tra le aree di rilievo storico e culturale vanno segnalate le Terme di Vicarello, in via di recupero sulle sponde nord-occidentali del lago di Bracciano, nonché alcuni siti in corso di scavo tra cui il villaggio neolitico di Anguillara. Infine, va segnalata una delle attività più originali organizzate dall’ente parco per la tutela di un altro importante patrimonio locale, e cioè quello delle tradizioni. Si tratta del Festival dell’Improvvisazione Contadina, evento annuale inaugurato nel 2006: una rassegna della cultura popolare con poeti a braccio, dialettali e stornellatori che per le vie dei paesi allietano e coinvolgono il pubblico, con il contorno di menu tradizionali presso i ristoranti dei centri storici.

La visita
Per cominciare va fatta una visita agli uffici dell’ente a Bracciano per avere informazioni ed opuscoli sul complesso dell’offerta di sentieri a piedi, percorsi a cavallo, piste ciclabili.

Il lago di Martignano si raggiunge da Roma seguendo da Osteria Nuova (sulla ss. 493 Braccianese dove sono le deviazioni per Santa Maria di Galeria-Boccea e Cesano) verso Anguillara Sabazia e svoltando a destra, poco prima del centro del paese, per la via della Mola Vecchia in prossimità di una piccola cappella. Dopo un fontanile con tabella del parco (anche sulla Ciclovia dei Laghi) si svolta più avanti a sinistra imboccando una lunga salita, al termine della quale sono un cancello ed un parcheggio panoramico con vista sul lago di Bracciano.

Lasciata l’auto si procede a piedi per lo stradello che s’inoltra nella pineta, raggiungendo in dieci minuti la lecceta in corrispondenza di una bella tagliata nel terreno vulcanico. Si prosegue a sinistra nel bosco, ignorando una seconda deviazione a destra più avanti, fino ad un grosso leccio superato il quale di una ventina di metri si scende rapidamente verso il lago di Martignano per un sentiero più piccolo e ripido.

Seguendo la sponda verso sinistra il sentiero procede in un intrico di vegetazione, tra profumati alberi di fico e le edere che avvolgono i salici, alcuni dei quali caduti al suolo. Per una delle numerose tracce si raggiunge la spiaggia, davanti alle acque trasparenti del lago ricche di pesci e vegetazione sommersa. Facile notarvi le orme degli animali di passaggio, dagli aironi ai cinghiali. Più avanti i chioschi di ristoro e le imbarcazioni rimessate segnalano la massiccia frequentazione del luogo durante i mesi estivi per finalità balneari.

Altra escursione imperdibile è quella alla Caldara di Manziana. Si raggiunge il punto di partenza percorrendo con l’auto via della Caldara, piccola e mal segnalata deviazione a destra di fronte all’agriturismo omonimo lungo la strada Sasso-Manziana. Lasciata l’auto al parcheggio in fondo alla via si supera un cancello e si segue la strada bianca, piegando a sinistra alla prima radura. Superando la staccionata per un varco oppure aggirandola si accede all’ampia conca della caldara, circondata sul lato meridionale da un singolare boschetto di betulle.

Avvicinandosi con cautela alla depressione, su terreno spesso cedevole, qua e là è possibile osservare da vicino le numerosissime fuoriuscite di gas sulfureo, acqua e fango, fonti di colorazioni accese del terreno ma anche di fischi e brontolii che provengono dal sottosuolo. La polla principale dove l’acqua gorgoglia vistosamente si trova sul lato settentrionale, cioè quello del nostro accesso, avvolta da ciuffi di giunchi. Oltre la fascia di betulle, che nei mesi autunnali offre un magnifico contrasto cromatico tra il bianco delle cortecce e il giallo oro delle foglie, il bosco di cerri è composto di esemplari anche davvero maestosi. Alcuni se ne possono osservare nell’area picnic allestita non lontano dalla caldara, lungo la strada bianca  di accesso seguendo la quale si torna al parcheggio d’ingresso chiudendo l’anello. Per la visita, per la quale è consigliato calzare un paio di stivali in gomma, è necessaria almeno un’ora.

Tra le altre passeggiate di tutto interesse all’interno del parco segnaliamo quelle alla Macchiagrande di Manziana, alla faggeta di Oriolo Romano, al monte Rocca Romana. Pure da segnalare l’organizzazione da parte dell’ente parco di visite guidate in lingua per stranieri: per il relativo calendario contattare gli uffici oppure visitare il sito Internet.

Estensione
: 16.682 ettari
Sede: via Aurelio Saffi 4/A, 00062 Bracciano (RM)
Telefono: 0699806261 – 0699806262
Sito ufficiale: www.parcobracciano.it
Per attività e visite guidate: l’Ente Parco organizza visite guidate e varie attività per gli interessati
Percorsi in bici: per gli appassionati è attivo un tratto circumlacuale tra Trevignano ed Anguillara; oltre ad una Ciclovia dei Laghi, tra Bracciano e Martignano, e una più lunga Ciclovia dei Boschi.
A cavallo: Gli appassionati di ippica meno esperti possono rivolgersi ai centri ippici della zona, che organizzano corsi e gite.
Come arrivare: In auto da Roma, statale Cassia fino all’innesto con la statale 493 Braccianese-Claudia e poi sino alla diramazione per Anguillara o Bracciano.

In alternativa, Strada Statale Aurelia fino all’uscita della via di S. Maria di Galeria, oppure fino all’uscita della provinciale de “I Terzi”, oppure fino all’uscita della provinciale Settevene-Palo per Bracciano. E’ pure possibile percorrere l’autostrada Roma-Civitavecchia fino alle uscite Torre in Pietra (si prosegue per Aurelia e provinciale de “I Terzi”) oppure uscita Cerveteri-Ladispoli (si prosegue per provinciale Settevene-Palo direzione Bracciano). Dal Grande Raccordo Anulare, l’uscita è la Cassia bis (Cassia Veientana) fino alle uscite di Cesano o Bracciano-Trevignano – Anguillara secondo le destinazioni.

In autobus si raggiunge il parco dai capolinea di Lepanto (metro A) e Saxa Rubra (via Flaminia) fino alle località di destinazione. In treno, Dalle stazioni della FM3 (Roma Ostiense, Trastevere, S. Pietro, Balduina, Monte Mario, Ottavia, La Storta fino a Cesano, Anguillara, Bracciano, Manziana, Oriolo, Bassano Romano) a seconda della destinazione, con frequenza di 30 minuti – 1 ora.

LA RISERVA NATURALE DI DECIMA-MALAFEDE
Dove la campagna – nonostante la pressione di strade e quartieri – è ancora davvero tale…

Tra le aree regionali gestite da Roma Natura, la riserva di Decima-Malafede rappresenta quella con la maggiore estensione. Nel tipico paesaggio della Campagna romana, l’area protetta interessa una vasta porzione di territorio compresa tra la via Pratica di Mare, il Grande Raccordo Anulare e le vie Pontina e Cristoforo Colombo.

Pascoli e spallette di bosco si affiancano ai coltivi, dove sorgono vecchi casali e torri come quella di Perna, che opportunamente restaurata oggi ospita la Casa del Parco.

Tassi, istrici, volpi, colombacci e nibbi bruni sono tra gli animali più interessanti che è possibile incontrare nella riserva. Ed è assai ricco anche il popolamento a invertebrati: non a caso, uno dei piccoli spettacoli naturali della riserva è rappresentato dal bagliore di migliaia e migliaia di lucciole nelle calde notti di giugno.

Le numerose zone umide, come i laghetti delle ex-cave della Selcetta e dei Monti della Caccia, ospitano diverse specie di anfibi. Tra la flora spicca il contingente delle orchidee, mente una menzione speciale la meritano alcuni alberi monumentali come la sughera della Macchiagrande (una delle più grandi d’Italia), la roverella di Vallerano, il pioppo del Risaro, i lentischi di Monte Cicoriaro, tutti inseriti nell’inventario nazionale del Corpo forestale dello Stato.

Lungo la via Laurentina all’altezza del km 22 si estende una serie di laghetti dalle acque dai colori insoliti ed accesi, per via dell’abbondante presenza di solfobatteri: è la cosiddetta Zolforata, interessata dall’estrazione dello zolfo già in epoca romana. Oggi gli specchi d’acqua, inclusi in una proprietà privata, sono circondati da cannucce, giunchi e carici. Infine, va ricordato anche il valore paleontologico della riserva: per via dei resti dei grandi mammiferi del Pleistocene che vi si rinvengono, nonché delle tracce di insediamenti umani risalenti all’età del Ferro (come la necropoli scavata presso Decima).

La visita

La visita è libera – ed effettuabile anche in bicicletta, oppure con l’ausilio di un’audioguida da ritirare presso la Casa del Parco – ma la presenza di cani vaganti rende preferibile ai più partecipare alle frequenti escursioni guidate proposte da Roma Natura.

Per accedere alla riserva è necessario, una volta superato il Grande Raccordo Anulare, seguire l’uscita per Mostacciano e imboccare subito a sinistra la complanare della sopraelevata. Passato un benzinaio si curva a destra e poi due volte a sinistra, per raggiungere dopo un semaforo l’altra complanare e cioè quella dalla parte opposta rispetto alla Pontina. La si prende verso fuori Roma (destra). Dopo via di Vallerano e un benzinaio, segnalata da una vecchia tabella di Roma Natura fattasi quasi invisibile, ecco via Valle di Perna. La si segue per un lungo tratto rettilineo tra due filari di eucalipti, procedendo lentamente per via del fondo sconnesso. Dopo un centro ippico e il dirimpettaio centro di compostaggio la strada scende nella valle e subito il paesaggio cambia. Qui la campagna ancora resiste. Dopo il bivio per via del Casale della Caccia una breve salita conduce alla bella Torre di Perna, sul ciglio del pianoro tufaceo e preceduta da uno spiazzo adibito a parcheggio. Dove la strada termina sorgono diversi edifici: la Torre stessa, in fondo a un’area verde utilizzata a fini didattici in occasione delle (frequenti) visite delle scolaresche romane, poi un piccolo centro dimostrativo su materiali ed  impianti ecologici (Casafacile, la Casa Ecologica), una chiesetta sconsacrata nonché i locali di un’azienda agricola attiva nel settore delle produzioni biologiche compreso il punto vendita.

Scendendo a piedi al sottostante parcheggio, si sale a sinistra per la deviazione segnalata dove è posta una tabella della riserva dedicata al sentiero natura. Passando tra un casale e un capannone adibito a ricovero delle pecore si segue la stradina, che subito supera alcuni prati dove sono collocate arnie per la raccolta del miele. I rumori assordanti della Pontina sono già un ricordo e la vista si allarga su coltivi e pascoli. Seguendo a scendere sempre a piedi, a una svolta si raggiunge il bosco dove una tabella informativa illustra con testi e disegni alcuni dei padroni di casa di tale ambiente a Decima: e cioè tassi, cinghiali e daini. Ora si cammina all’ombra delle fronde di querce, tigli ed aceri, fino a una nuova curva del percorso che scende infine al fondovalle solcato dal fosso della Perna. Altre tabelle sono dedicate agli ambienti della steppa antropica e delle zone umide. Dopo il tratto in piano la stradina prende a salire sulla destra, e dopo un tornante si affaccia sulla sommità del rilievo denominato Monti della Caccia dove sorgono isolate alcune maestose sughere. A nemmeno due chilometri dalla partenza il percorso si conclude e non resta che tornare sui propri passi.

Percorsi a piedi: il percorso, libero, ha inizio da Via Valle di Perna, 315

Percorsi in bici:

Facile (9 km) da Torre di Perna fino a Castello di Decima e ritorno

Medio/facile (4 km) da Torre di Perna fino alle vecchie case di Vallerano. Percorso ad anello

Attività a cavallo:

Centro Ippico La Perna, 315 Tel. 06 5770453 – 06 50828294

Centro Ippico Trekking Club, Via Valle di Perna, 86 Tel. 06 5086825

Centro Ippico Derby Club Monte Migliore, Via Nazareno Strampelli, 250 Tel. 06 5069050

Attività a pesca:

Laghetti di pesca sportiva “Laghi Trigoria”, Via Grotte di Penseroni, 94 Tel. 06 5038161

 

Estensione: 6145 ettari
Sede: c/o RomaNatura, via Gomenizza 81, 00195 Roma
Telefono
: 06 35405310
Sito ufficiale
: www.romanatura.roma.it
Come arrivare
: Bus 703, da piazzale Agricoltura all’Eur arriva a via N. Strampelli; oppure n. 704 dalla stazione Laurentina della metro B transita lungo la via Pontina, fino a via Clarice Tartufari. Capolinea a Castel di Decima.

LA RISERVA NATURALE STATALE DEL LITORALE ROMANO
Natura e cultura da scoprire tra la città e il suo mare…

La riserva Naturale del Litorale romano è una delle più singolari dell’intero sistema nazionale di aree protette. Nel suo perimetro, dalla forma quanto mai frastagliata (misura oltre 140 km!), vi è incluso un mosaico di ambienti naturali scampati all’urbanizzazione: boschi sempreverdi, argini e foci fluviali, dune, zone umide, distese di macchia mediterranea, tratti di Campagna romana di sorprendente bellezza. Anche i paesaggi agrari sono diffusi, dominati dalle linee rette di canali, collettori, idrovore delle grandi bonifiche costiere realizzate a partire dalla fine dell’Ottocento. Assieme ad essi, alcuni siti archeologici tra i più importanti d’Italia – uno per tutti: Ostia Antica – testimoniano ancora del passato illustre di questo tratto di Lazio costiero.

La visita

Visto il non indifferente tasso di urbanizzazione del territorio incluso nell’area protetta, nonché la frammentazione causata dalla presenza della rete di infrastrutture, descriviamo di seguito – da nord a sud – alcune delle più interessanti stazioni comprese nel perimetro della riserva.

La più settentrionale è la villa romana di San Nicola, subito a sud del comprensorio residenziale di Marina di San Nicola, tra la via Aurelia e il mare, pochi chilometri prima di Palo Laziale e di Ladispoli venendo da Roma. Attribuita tradizionalmente a Pompeo, la costruzione mostra i suoi resti a ridosso della spiaggia e risale al periodo I sec.a.C. – I sec.d.C. La scura spiaggia ai piedi della modesta altura dove sorge la villa è tagliata in due dalle foci del Fosso Cupino, che serpeggia libero fino al mare tra due fasce verdeggianti di canneto.

Tra Marina di San Nicola e Passoscuro si estende per 3 km uno dei tratti di litorale più integro, con accesso dall’ospedale Bambin Gesù e dalla cinquecentesca Torre di Palidoro (con attiguo monumento a Salvo D’Acquisto). Alta appena un paio di metri al massimo, la duna ospita qui piante caratteristiche di questi ambienti e altrove scomparse come la cakile, l’eringio, la santolina e, naturalmente, lo splendido giglio di mare. Nel settore meridionale della spiaggia, verso Passoscuro, si trovano le foci del Fosso delle Cadute o Fosso di Palidoro: oltre a diverse specie di anfibi e rettili, vi è stata accertata la presenza tra gli uccelli nidificanti del corriere piccolo.

Lungo la via Aurelia a pochi chilometri dal Grande Raccordo Anulare di Roma, la tenuta di Castel di Guido – detta anche Macchiagrande di Ponte Galeria – appartiene al demanio agricolo del Comune di Roma ed è una delle due grandi aziende agricole gestite direttamente dal Comune. Si tratta di 2500 ettari dove è possibile ammirare la campagna romana di un tempo, con l’alternanza di colli, boschi, siepi, fossi e prati dove oggi pascola la più grande mandria di vacche maremmane del Lazio, circa 450 capi. L’area, facilmente accessibile dal piccolo borgo di Castel di Guido (dalle origini seicentesche) ben segnalato sulla via Aurelia, grazie alla sua vastità e diversità ambientale ospita una fauna di un certo interesse. Cinghiali, volpi, tassi, lepri, faine tra i mammiferi, la testuggine di Herman tra i rettili, soprattutto alcune decine di specie nidificanti di uccelli sono tra le presenze più notevoli. Attraversando gli ambienti aperti della tenuta nei mesi estivi non è difficile avvistare le colorate e chiassose colonie di gruccioni, diverse specie di averla, saltimpali, nibbi bruni e nibbi reali, ma anche la rondine ed il balestruccio che in questa zona raggiungono densità particolarmente elevate e sempre più rare in altre zone d’Italia nelle quali un tempo questi uccelli erano assai più comuni. Ugualmente varia la vegetazione, che comprende dai querceti alle macchie di ginestre, cisto e mirto, alle distese arbustive di biancospini e sorbi, a lembi di saliceti e canneto presso le piccole zone umide come laghetti artificiali e fontanili. L’area comprende un’oasi della Lipu, la Lega italiana protezione uccelli, dove sono spesso organizzate attività didattiche ed escursioni tematiche.

Sempre nell’entroterra della riserva è possibile suggerire una deviazione per andare a visitare un sito dal grande interesse stavolta paleontologico, ancora sconosciuto alla maggioranza degli stessi romani. E’ la Polledrara di Cecanibbio, considerato il più ricco e meglio conservato deposito del Pleistocene medio superiore ad Elephas antiquus d’Europa: in pratica, un cimitero degli elefanti a pochi chilometri dal Grande Raccordo Anulare! Le visite si effettuano previa prenotazione telefonica, chiamando il call center della Soprintendenza Archeologica di Roma – Pierreci, tel. 06 39967700, dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 17. Scoperti solo nel 1984, i resti comprendono un impressionante e candido cumulo di ossa la cui componente più riconoscibile sono proprio le lunghe zanne ricurve degli antichi pachidermi, che vivevano in un ambiente simile a una palude lambita da un corso d’acqua. Tra le vertebre giganti di un elefante, il più numeroso assieme al bue primigenio, è stato rinvenuto il cranio di un lupo: altri animali classificati qui sono il macaco, il cervo, l’ippopotamo, il bufalo. La datazione proposta per il giacimento è di circa 300.000 anni fa.

Tornati sulle proprie tracce fino alla rotatoria subito prima dell’Aurelia, si segue stavolta l’indicazione per Fregene e al bivio successivo per Maccarese. Raggiunto il borgo dopo un viadotto che scavalca la ferrovia, poco oltre la scuola si svolta a sinistra per la via Campo Salino, che si segue fino a un piccolo sottopasso a d. del quale è uno spiazzo sterrato dove si parcheggia; poco oltre, nascoste dagli eucalipti e circondate da una recinzione, si trovano le cosiddette Vasche di Maccarese. Si tratta di cinque bacini artificiali realizzati negli anni Settanta a scopo venatorio, che dopo l’abbandono e la conseguente naturalizzazione – e il divieto di caccia ratificato dal decreto istitutivo della riserva – hanno presto iniziato ad attirare un’abbondante avifauna finendo per diventare una delle mete principali per il birdwatching nei dintorni di Roma. Oltre ad anfibi e rettili, alcuni mammiferi come la volpe e la nutria, numerosi insetti, sono infatti gli uccelli a deliziare gli appassionati con quasi 250 specie osservate di cui diverse nidificanti, come lo svasso maggiore, il tarabusino, il germano reale, la folaga. Nei mesi invernali l’area delle Vasche e i circostanti terreni di bonifica sono frequentati da diverse specie di rapaci tra cui il falco pellegrino, il più raro sacro, lo sparviere, l’aquila minore e l’anatraia maggiore, il falco di palude e l’albanella reale. Le Vasche sono entrate di recente nel sistema di Oasi del Wwf Italia, che presto attiverà un regime di visite per il pubblico (l’area è di proprietà privata).

Tornati lungo il litorale val la pena visitare la foce dell’Arrone, presso il Lido di Maccarese. Il corso d’acqua è l’emissario del lago di Bracciano e sfocia nel Tirreno creando un ambiente che conserva un certo grado di naturalità, disegnato di anno in anno dal gioco delle mareggiate e delle piene.

Quindi subito a sud del centro balneare di Fregene val la pena visitare l’oasi Wwf di Macchiagrande, autentico polmone verde nell’affollato e urbanizzato panorama del litorale romano. Con 280 ettari di estensione si tratta infatti della più grande distesa boscata della riserva, dopo Castel Fusano. Durante le visite guidate si susseguono gli ambienti della battigia, della duna, dello stagno, della macchia mediterranea e del bosco. L’oasi è aperta da ottobre a maggio tutte le domeniche dalle 10 alle 16. La seconda e la terza domenica del mese visita guidata alle 11. Da giugno a settembre, calendario di visite guidate alle 17. Per informazioni, tel. 06 6685487.

Nell’area tra Fiumicino e Ostia si trovano quindi i siti archeologici più importanti della riserva, classificabili senza esitazione di eccezionale interesse. Stiamo parlando dei Porti di Claudio e Traiano, del Museo delle Navi presso l’aeroporto di Fiumicino, della necropoli di Portus e – naturalmente – degli scavi di Ostia Antica. Nel primo sito si ammirano i resti delle grandiose opere portuali volute dai due imperatori, la prima resa vana dagli insabbiamenti causati dal Tevere e la seconda incentrata su un bacino esagonale oggi frequentato non dalle navi ma da anatre e cormorani. Nel Museo delle Navi di Fiumicino si conserva quel che resta degli scafi in legno di cinque imbarcazioni rinvenute all’imbocco dell’ex porto di Claudio. Quanto ad Ostia Antica, delizioso borgo sorto attorno alla rocca quattrocentesca di Giulio II, la vasta area archeologica riguarda  l’esempio meglio conservato e più completo – ancor più di Pompei! – di una città romana giunto ai nostri giorni. La visita è impegnativa e prende almeno mezza giornata (informazioni e prenotazioni al tel. 06 32810). Al suo interno non mancano neppure le sorprese d’altro tipo, cioè a carattere naturalistico. Nella Cisterna di Nettuno, ad esempio, i ricercatori hanno scoperto una numerosa colonia di pipistrelli comprendente ben sei specie (vespertilio maggiore, vespertilio di Capaccini, vespertilio di Monticelli, ferro di cavallo maggiore e miniottero).

A sud del faro, sull’Isola Sacra, e del Tevere restano alcuni ambienti da segnalare. Il primo è il Centro Habitat Mediterraneo, un’oasi naturale della Lipu letteralmente creata dal nulla alla periferia nord di Ostia Lido laddove esistevano discariche e costruzioni abusive. Negli stagno scavati dalle ruspe e colonizzati dal canneto si avvistano con regolarità aironi, sterne, anatre e varie specie di rapaci e passeriformi, grazie anche ad alcuni osservatori e camminamenti mimetici. Negli immediati pressi sono il monumento allo scrittore Pierpaolo Pasolini, nel luogo della sua tragica scomparsa nel 1975, e la torre San Michele eretta nel 1568 su disegni di Michelangelo.

Nei dintorni di Ostia, oggi quasi un quartiere di Roma vista mare, si estendono alcune belle pinete come quelle delle Acque Rosse e di Pianabella-Procoio. Più nota e grande è quella di Castel Fusano, vasta oltre mille ettari e che arriva a lambire verso la città le zone residenziali di Casal Palocco e Infernetto. Non mancano esemplari vetusti di farnie e lecci ma a dominare il profilo vegetazionale è il pino domestico, introdotto dal XVIII secolo in questo come in molti altri ambienti costieri mediterranei. Dopo un vasto incendio avvenuto nell’estate del 2000, è in via di ripresa la fauna che comprende tra l’altro picchi, rigogoli, ghiandaie marine, cinghiali, istrici. Presenti anche alcune specie di orchidee, quale l’orchide italiana.

Infine, a concludere la rassegna degli ambienti della riserva si trova la duna di Capocotta. Estremo lembo meridionale dell’area protetta, essa rappresenta il settore della duna più lontano dalla foce del Tevere. Immediatamente più a nord troviamo la duna di Castelporziano, sul litorale della grande ed importante Tenuta di Castelporziano, 6200 ettari appartenenti a una distinta riserva naturale statale ad accesso stavolta strettamente regolamentato poiché di pertinenza della Presidenza della Repubblica. Le due aree formano assieme una fascia che si allunga per 4 chilometri sul fronte marino, e che rappresenta uno degli ultimi tratti di duna ancora integra della costa tirrenica. La vegetazione comprende specie come ginepri e cisti, elicriso, erica multiflora. Nel settore centrale del cordone dunale alcune depressioni ospitano macchie di ontani e, in un breve tratto, alcuni stagni di acqua dolce di notevole interesse scientifico. Tra gli uccelli è facile osservare i numerosi gabbiani, reali e comuni, che frequentano l’area. Tra le specie nidificanti caratteristiche di tale ambiente vanno ricordati il gambecchio, il fratino e il corriere piccolo, presenti con alcune coppie. Presente anche la volpe e la testuggine comune.

La Riserva organizza visite guidate a piedi, in bici (ad esempio lungo l’argine del Tevere da Ostia Antica), ma anche in battello (lungo il Tevere fino ad Ostia Antica), con guide esperte. Per il calendario delle attività, contattare la Riserva

Estensione: 17243 ettari
Informazioni: CEA – Centro di Educazione Ambientale, via del Martin Pescatore 66
Telefono
: 06 50917817, fax 178 2706015
Sito Internet
: www.riservalitoraleromano.it
Come arrivare
: Bus Linee Cotral, numero verde 800 174 871, www.cotralspa.it; Ferrovia Roma-Lido, fermate da Ostia Antica a Cristoforo Colombo

LA RISERVA NATURALE DELLA MARCIGLIANA

Con quasi cinquemila ettari di territorio protetto,  è una delle più grandi di Roma e d’Italia:

Siamo nella valle del Tevere, il cui corso pigro ed ampio ormai prossimo alla foce sfila presso i confini occidentali della riserva incrociandosi col lunghissimo rettilineo iniziale dell’autostrada A1. Ed è il reticolo idrografico del fiume coi suoi affluenti ad aver disegnato il paesaggio dell’area protetta, ricco di colline dolci, rilievi più pronunciati, vallette strette che fiancheggiano i fossi. Durante il Medioevo le alture vennero fortificate con un sistema di torri e castelli di cui restano tutt’oggi resti notevoli. Ne sono riprova la Torre San Giovanni, presso l’accesso principale della riserva, ma pure il Castello della Marcigliana e la Torre della Bufalotta. A pensarci bene, insomma, il paesaggio è ancora simile a quello che doveva accogliere i viaggiatori del passato ormai alle porte della Città Eterna. L’ambiente più diffuso sono i campi aperti, frequentati dalle pecore di razza sarda e comisana e bordati dagli uliveti dove si produce l’olio extra vergine Sabina DOP.

Un naturale frequentatore di questi ambienti rurali è l’istrice. Di cui si rinvengono i caratteristici aculei bianchi e neri. Nei fossi vivono il granchio d’acqua dolce e talvolta la salamandrina dagli occhiali. I ruderi delle fortificazioni d’età medievale, talvolta erette su resti romani, sono frequentati da uccelli rupicoli quali il gheppio e le taccole. Notevoli anche alcuni casali tra cui quello della Marcigliana, che ospita il centro visite (la Casa del Parco) con una piccola raccolta naturalistica e un’esposizione di copie di ceramiche rinvenute alla vicina Crustumerium.

Antica città laziale posta lungo una via di collegamento tra Veio e il Basso Lazio, il suo insediamento sembra risalire al IX secolo a.C. Dal cancello d’ingresso posto lungo la via della Marcigliana s’intravedono le tettoie che coprono gli scavi, tuttora in corso (l’accesso al momento non è generalmente consentito).

Solo il 5 % del territorio è rivestito da piccoli boschi, sopravvissuti al taglio perlopiù nelle pendici collinari dove era poco vantaggioso dissodare la terra per dare spazio alle coltivazioni. A comporli sono cerri e altre querce come la farnia e la roverella diffusa nei boschi più caldi e asciutti assieme all’olmo e a qualche esemplare di leccio. Sulle loro chiome spoglie d’inverno si può scorgere il nido della poiana, che sorvola i campi della riserva alla ricerca di roditori e altre piccole prede. Nel fitto dei cespugli costruisce invece il suo nido il moscardino, un topolino dal colore fulvo e la lunga coda, che si ciba preferibilmente di noci e nocciole. Tra gli alberi si nascondono durante il giorno anche i daini, un gruppetto dei quali frequenta tuttora la riserva, probabilmente scappati da qualche tenuta privata. Anche le presenze della lepre italica, del tasso, della volpe e dell’allocco sono confermate.

 

La visita

Da Roma via Nomentana fino al Grande Raccordo Anulare, superato il quale s’imbocca la prima traversa sinistra (via della Cesarina): dopo 3,5 km sulla destra la via Tor San Giovanni conduce alla riserva. Oasi agricola meta ideale di passeggiate in bicicletta nella campagna solitaria, la riserva offre la possibilità di piacevoli escursioni in ogni stagione dell’anno tra greggi di pecore e bellissimi uliveti. L’anello del sentiero-natura consente la visita dei diversi ambienti – dai campi coltivati agli arbusteti, dai corsi d’acqua al bosco. La partenza è dal casale della Marcigliana, dove si trova il centro visite. Seguendo le segnalazioni ci s’incammina lungo una recinzione ai margini di un boschetto, fino a raggiungere un corso d’acqua. E’ il fosso di San Giovanni, dove confluiscono il fosso di Settebagni e quello di Valle Ornara. Se ne possono esplorare le sponde alla ricerca di anfibi e altri piccoli animali. Quindi si riprende a seguire le indicazioni del sentiero, che conducono lungo la stradina asfaltata che solca la riserva. Rasentando alcuni campi e un uliveto si ritorna al punto di partenza in nemmeno un’ora di cammino.

Percorsi a piedi: il percorso, libero, ha inizio da Via di Tor San Giovanni, 301

Percorsi in bici: Medio/facile (22 km) da Via di Tor San Giovanni, 301, il percorso attraversa alcune tenute agricole con splendidi punti panoramici. Il percorso, in parte ad anello, prevede il ritorno al punto di partenza.

Attività a cavallo:

Centro Ippico Marcigliana, Via della Marcigliana, 562, Tel. 06 87120293

Centro Ippico Tor San Giovanni, Via di Tor San giovanni, 245 Tel. 06 87120537

Attività a pesca:

Laghetto di pesca sportiva Lago della Bufalotta, Via della Marcigliana

Estensione: 4696 ettari
Informazioni
: RomaNatura, via Gomenizza 81, 00195 Roma
Telefono
: 06 35405310
Internet: www.romanatura.roma.it
Come arrivare
: Bus 86 dalla stazione Termini.

IL PARCO NATURALE REGIONALE DELL’APPIA ANTICA

Un parco con pochi paragoni storici, monumentali e paesaggistici al mondo. Dalle Mura Aureliane nel cuore della metropoli capitolina alle Frattocchie, comprende il tratto iniziale della prima e più importante via pubblica romana ancora immerso in un lembo di Agro Romano di grande bellezza…

I sedici chilometri dell’Appia Antica compresi in uno dei parchi naturali più straordinari d’Italia e d’Europa sono una passerella d’eccezione su monumenti, sepolcri, paesaggi. La stessa pavimentazione originaria in pietra basaltica, che affiora per lunghi tratti, offre un bellissimo colpo d’occhio incorniciato spesso dalle chiome sempreverdi dei pini a ombrello.

Certo, la Campagna Romana delle incisioni di Piranesi, degli acquarellisti inglesi, dei viaggi di Goethe, non esiste più. A cancellarla ci hanno pensato l’espansione tentacolare della città e i mille assalti dell’abusivismo edilizio, tanto d’alto bordo che di necessità. Ma il panorama resta unico. Alla striscia che avvolge ai due lati l’antica regina viarum – costruita a partire dal 312 a.C., per collegare Roma a Capua e più tardi Brindisi – si aggiungono poi verso est le più estese aree verdi della Caffarella e degli Acquedotti.

Per i turisti, un parco da non perdere per una visita davvero completa alla “città eterna”; per i romani, un’area da scoprire passo passo anche nei suoi aspetti meno noti.

La visita

Può avere  inizio da Porta San Sebastiano, un tempo detta Porta Appia, che ospita al suo interno l’interessante Museo delle Mura.

A breve distanza si trova, accanto agli avanzi di un gruppo di tombe, una copia della colonnina del I miglio con alcune iscrizioni di Vespasiano e di Nerva: l’originale si trova in Campidoglio, sulla balaustra della piazza.

Superato il corso dell’antico Almone, oggi Marrana della Caffarella, s’incontra il complesso dell’ex Cartiera Latina che ospita attualmente la sede dell’ente parco. Poco dopo, una casetta si eleva su un nucleo di calcestruzzo: è quel che resta del cosiddetto Sepolcro di Geta, tomba attribuita a lungo (ma erroneamente) al figlio di Settimio Severo ucciso dal fratello Caracalla. Presso il bivio con la via Ardeatina, poco più avanti ecco la piccola chiesa del Quo Vadis. Nota anche come Santa Maria in Palmis, è stata ricostruita nel XVII secolo su un edificio del IX secolo dove, secondo la tradizione, San Pietro in fuga da Roma per la persecuzione di Nerone avrebbe ricevuto in sogno il rimprovero di Gesù, e l’invito a tornare indietro. Su una lastra di marmo al centro della chiesa, l’impronta di due piedi sarebbe la traccia miracolosa lasciata da Cristo ma in realtà si tratta di un ex voto pagano.

Quasi di fronte alla chiesa, sormontato da una torre medievale a forma cilindrica, s’intravede il grosso basamento quadrato del Sepolcro di Priscilla. Dopo una svolta a sinistra, l’Appia inizia il lungo rettilineo che la porterà fino ai Castelli. Dal bivio con via della Caffarella si può raggiungere uno dei settori più interessanti del parco dal punto di vista naturalistico, ricco di specie animali e di piante ma anche di ulteriori siti d’interesse archeologico. E’ il caso, ad esempio, del Sepolcro di Annia Regilla, del ninfeo di Egeria, della chiesa di Sant’Urbano, per non dire del casale rinascimentale con annessa torre medievale nella tenuta agricola della Vaccareccia.

La Caffarella è il gioiello naturalistico del parco dell’Appia, e chi è interessato maggiormente a tali aspetti può iniziare la visita da qui con accessi da largo Tacchi Venturi e da via dell’Almone (Fonte Egeria). Molte delle 57 specie di uccelli nidificanti, come la quaglia, il gruccione, il torcicollo, l’averla piccola, si trovano proprio alla Caffarella. E negli ultimi tempi altre di tutto rispetto se ne sono aggiunte, quali il tarabusino e il picchio rosso minore. Menzione a parte meritano il parrocchetto dal collare e il pappagallo monaco, due specie di pappagalli di provenienza esotica segnalate a Roma rispettivamente dagli anni Ottanta e Novanta ed oggi in forte espansione nell’intera area urbana.

Volpi, donnole, ricci, conigli selvatici e lepri sono tra i mammiferi segnalati. Anche la flora del parco è qui che presenta molte delle sue piacevoli sorprese. Le orchidee, ad esempio: alla Caffarella sono presenti tra le altre l’Orchis coriophora, l’Orchis laxiflora, l’Orchis apifera. Più in generale, sono circa cinquecento le specie floristiche censite nel parco.

Tra gli ambienti del parco, le piccole zone umide sono l’habitat d’elezione di anfibi quali la rana verde e il rospo smeraldino, il tritone punteggiato e la raganella, quest’ultima segnalata nel parco degli Acquedotti. Di pesci quali lo spinarello e la rovella esistono segnalazioni recenti certe a Tor Marancia, come pure del ghiozzo di ruscello. E’ qui che, in mezzo al canneto, è stata inoltre segnalata una delle prime nidificazioni accertate a Roma del tarabusino, un piccolo ardeide dal comportamento  assai sospettoso e prudente.

Tornati sulla consolare, entrando nelle catacombe di San Callisto si può ancora avere il privilegio – migliaia di anni dopo – di visitare il più importante sepolcreto cristiano di Roma, che accolse in seguito molte sepolture di martiri e papi. Su quattro piani e circa 12.000 metri quadrati si sviluppa un reticolo di gallerie datato a partire dal II secolo d.C. per il settore più antico, quello detto delle cripte di Lucina. Altre catacombe sono quelle Ebraiche di Vigna Rondanini, dopo il bivio con l’Appia Pignatelli, e poi ancora le catacombe di San Sebastiano (anch’esse a quattro piani, pur se se ne visita uno soltanto) adiacenti all’omonima basilica, eretta già agli inizi del IV secolo ma rifatta nel Seicento.

Circa duecento metri più avanti, dietro il mausoleo noto come la Tomba di Romolo si apre il grande Circo di Massenzio. La tomba, che contiene i resti del figlio dell’imperatore Massenzio morto nel 309, è circondata da un grandioso quadriportico. Quanto al circo, lungo 250 metri e largo 92, ospitava corse di cavalli e carri e poteva ospitare sulle sue gradinate più di diecimila spettatori.  Dopo una breve salita ecco la celebre Tomba di Cecilia Metella, a cilindro, rivestita di travertino e coronata da un fregio marmoreo in rilievo (i merli risalgono però all’età medievale, quando la tomba fu trasformata in torre). E’ il più noto mausoleo dell’Appia, ed anche quello conservato meglio. Contiene i resti della figlia del console Q. Cecilio Metello Cretico nonché moglie di Marco Licinio Crasso, figlio del triumviro collega di Cesare e Pompeo. Nel piano sotterraneo della tomba, al suo interno, è visibile una spettacolare colata lavica datata a 260.000 anni fa.

Giusto di fronte al mausoleo si elevano i resti della chiesa di San Nicola di Bari, in stile gotico cistercense, e tutt’intorno le mura merlate del castello medievale eretto dai Caetani. Dopo il bivio con via Cecilia Metella ecco il rudere della Torre di Capo Bove, anch’esso ridotto al solo nucleo di calcestruzzo.

Quindi, passato il casale Torlonia, la via non è più recintata ai margini e i sepolcri, fiancheggiati da cipressi e pini, possono essere più facilmente raggiunti. Numerosi resti precedono, all’interno di una proprietà privata, il grande Sepolcro di Sant’Urbano: si tratta del papa successore di Callisto, che sarebbe sepolto qui anche se l’identificazione – secondo gli archeologi – è dubbia. Segue un tratto di Appia tra i più conservati, grazie anche a ricostruzioni ottocentesche, mentre statue e rilievi sono stati sostituiti con copie per una migliore conservazione. Come in uno straordinario museo all’aperto si susseguono sul lato destro della strada la Tomba dei Licini, la Tomba Dorica e quella di Ilario Fusco, la Tomba di Tiberio Claudio Secondino e quella di Quinto Apuleio. La parte posteriore di un sepolcro a tempietto, con podio e scalinata, precede la tomba ricostruita dei Rabiri, la Tomba dei Festoni e, sul lato sinistro, una tomba quadrangolare in forma di arco quadrifronte, in laterizio. Quindi s’incontra il quadrivio con le vie Erode Attico e Tor Carbone, e quel che segue è un altro tratto spettacolare, prima di uscire dai confini del parco.

Mausolei e torri aggiunte nel medioevo accompagnano altre tombe, tra cui il cosiddetto Tumulo dei Curiazi e, sul lato opposto, i due gemelli degli Orazi: secondo la tradizione, infatti, questo sarebbe il luogo dello scontro narrato da Livio e più che tombe vere e proprie potrebbe trattarsi secondo gli archeologi di monumenti eretti in età augustea a ricordo dell’evento.

Ancora centocinquanta metri ed ecco l’imponente Villa dei Quintili, la più vasta tra tutte quelle del suburbio romano. Apparteneva a due fratelli mandati a morire per una sospetta congiura dall’imperatore Commodo verso il 182 d.C., e comprende anche un vasto ninfeo ad emiciclo e un loggiato aggiunto in età medievale. Recentemente vi è stato allestito un antiquarium in un vecchio casale ristrutturato, verso il vicino tracciato dell’Appia Nuova.

Sul lato opposto dell’Appia Antica, circa trecento metri più avanti sono i ruderi del sepolcro circolare di Settimia Galla e quindi di altri, in laterizio. All’incrocio con l’omonima via si eleva la mole del Casal Rotondo, il più grande mausoleo dell’Appia. Di forma circolare, il suo basamento misura circa 35 metri (cinque in più di quello di Cecilia Metella) e ospita oggi sulla sommità una villetta privata, sorta sui ruderi di un preesistente casale.

Superata quindi la barriera del Grande Raccordo Anulare, l’ultimo segmento di via entro i confini del parco fa in tempo a comprendere ancora i resti della Torre Appia (crollata nel 1985 durante un violento temporale), il mausoleo rotondo detto Berretta di prete e altri frammenti di mausolei e templi. L’abitato di Santa Maria delle Mole e il Fosso delle Cornacchiole, ai margini dell‘area archeologica di Tellene, segnano il limite dell’area protetta.

Ma il parco dell’Appia non si limita all’antico tracciato della via. Oltre alla già ricordata Valle della Caffarella e alla Tenuta di Tor Marancia, altre testimonianze archeologiche di grande rilevanza si trovano almeno anche nell’area della via Latina e della Valle degli Acquedotti. Quello della via Latina è uno dei complessi funerari di maggior rilievo del suburbio di Roma, ai lati di un tratto dell’antica via – ancora pavimentata per un lungo tratto con l’antico basolato – che collegava Roma con Capua. Tra i siti di maggior interesse vi sono: il cosiddetto Sepolcro dei Corneli o Barberini, a due piani e con camera sepolcrale sotterranea; il Sepolcro dei Valerii, con decorazione dell’interno a medaglioni in stucco bianco;  il Sepolcro dei Pancrazi, con mosaici pavimentali, affreschi e stucchi. Quanto alla Valle degli Acquedotti, tra i quartieri Cinecittà e Quarto Miglio, si tratta di un’area di eccezionale valore paesaggistico (oltre che archeologico) che comprende ben sei degli undici acquedotti della città antica: un sistema che conduceva in città un flusso d’acqua pari a ben 13 metri cubi al secondo. A questi si aggiunge l’acquedotto Felice, costruito in epoca rinascimentale. Gran parte dei condotti oggi non è più visibile, perché sotterranei o sovrastati da acquedotti moderni com’è il caso dell’acquedotto Felice, ma le arcate superstiti – come quelle dell’acquedotto Claudio, che attingeva dal bacino dell’Aniene – s’inseriscono tra i filari di pini e i primi campi coltivati creando scorci assolutamente unici nell’Italia dei parchi.

Percorsi a piedi:

1.       Da Porta Capena a Cecilia Metella e al Castello Caetani; Lunghezza 5,4 km – Tempo di percorrenza: 2 ore

2.       Da Cecilia Metella a Casal Rotondo; Lunghezza 4,3 km – Tempo di percorrenza: 1, 30 ore

3.       Da Casal Rotondo a Frattocchie, Lunghezza 7,8 km – Tempo di percorrenza: 1, 30 ore

4.       La Valle della Caffarella, Lunghezza 3,7 km – Tempo di percorrenza: 2 ore

5.       Tombe della Via Latina, Lunghezza 500 m – Tempo di percorrenza: 30 minuti

6.       Gli acquedotti, Lunghezza 3 km – Tempo di percorrenza: 2,30 ore

Percorsi in bici:

1.       La Valle della Caffarella – Percorso naturalistico, storico e paesaggistico – Lunghezza 6,5 km – Livello di difficoltà: adatto a tutti

2.       La Tenuta di Tormarancia – Percorso naturalistico – Lunghezza 7,6 km – Livello di difficoltà: per ciclisti allenati

3.       Porta S. Sebastiano, Cecilia Metella e Circo di Massenzio – Percorso naturalistico, storico e paesaggistico – Lunghezza 6 km Livello di difficoltà: adatto a tutti

4.       La via Appia Antica fino al Grande Raccordo Anulare – Percorso storico paesaggistico, – Lunghezza 17 km – Livello di difficoltà: per ciclisti allenati

5.       L’Area degli Acquedotti e la valle della Caffarella – Percorso naturalistico, storico e paesaggistico – Lunghezza 17 km – Livello di difficoltà: per ciclisti allenati

Sentiero dell’acqua: percorso da far a piedi o in bici, alla scoperta della Valle della Caffarella, un angolo di campagna romana attraversato dal fiume Almone, dove l’acqua è stata da sempre protagonista. Si parte dalla Fonte Egeria e passando per i resti del Bosco Sacro e del Ninfeo si raggiungono le sorgenti, le Marrane e il Laghetto del Pioppeto.

Attività a cavallo:
Circolo Ippico Acqua Santa Via Vallericcia, Tel. 71289148
Centro Ippico dell’Almone, Via dell’Acqua Santa, 8, Tel/fax. 06 787265
Maneggio Cavalieri dell’Appia Antica, Via dei Cercenii, 15 – Roma, Tel. 06 7801214
Centro Ippico Sportivo Excalibur, Via Tenuta di San Cesareo, 61, Tel/fax. 06 5191259

Estensione: 3306 ettari
Sede
: via Appia Antica 40-42, 00179 Roma
Telefono
: 06 5126314
Internet
: www.parcoappiaantica.org
Come arrivare
: Bus – Linee ATAC 87, 160, 218, 451, 503, 552, 557, 557, 590, 650, 654, 660, 765; Metro – Linea A, fermate da Furio Camillo a Giulio Agricola

 

IL PARCO NATURALE REGIONALE DI VEIO

 

Dove sorgeva l’antica città etrusca rivale di Roma, pianori assolati e forre ombrose avvolgono siti archeologici ricchi di fascino…

Tra le vie Cassia e Flaminia esteso su ben 15.000 ettari si estende il parco per cui domina il binomio cultura e natura: millenni di frequentazione umana, a ridosso dell’insediamento urbano a lungo più importante dell’antichità per il mondo occidentale, hanno reso il cosiddetto Agro Veientano un territorio dove le componenti naturalistiche e storico-culturali si fondono in un paesaggio di valore unico e irripetibile.

I paesaggi sono quelli disegnati dall’azione erosiva delle acque (affluenti di destra del Tevere) su terreni di origine vulcanica, contrassegnati da altopiani tufacei e valli più spesso dei primi ammantate dai boschi. Nei settori più selvatici del parco, la vegetazione consiste in boschi misti dominati dal cerro e dal castagno oppure, nei versanti più soleggiati, in formazioni di macchia mediterranea, con erica arborea e corbezzolo, accompagnate a lecci, sughere o roverelle. Pioppi, ontani e salici costeggiano i fossi, assieme alle felci presenti pure nei cunicoli scavati nel tufo dagli etruschi. Ricerche recenti promosse dall’ente parco hanno inserito negli elenchi floristici locali 730 specie, tra cui diverse varietà di piante più diffuse normalmente nelle faggete appenniniche quali le felci (e qui diffuse grazie all’abbondanza di ambienti umidi e ombrosi).

La fauna gode di una discreta varietà. Oltre a numerosi invertebrati, con una gran varietà di farfalle, tra le quali spicca il rinvenimento da parte degli entomologi della farfalla Zerynthia polyxena, sempre più rara in tutt’Europa. Sono presenti anfibi come la salamandrina dagli occhiali, rettili come la testuggine comune e la natrice dal collare, circa 110 specie uccelli tra cui gufo comune, tordo bottaccio e succiacapre, mammiferi quali scoiattolo, istrice, cinghiale e nove specie di pipistrelli.

Impossibile poi non citare l’influenza che hanno avuto sul paesaggio le opere realizzate dalla civiltà etrusca e da quella romana, testimoniate dalla presenza di numerose emergenze archeologiche all’interno dei confini del parco. Di grande interesse è  la presenza di necropoli ed insediamenti abitativi, come il sito dell’antica città etrusca di Veio e la villa romana di Livia a Prima Porta, i cui magnifici affreschi sono oggi ospitati al Museo Nazionale Romano di piazza dei Cinquecento a Roma. Lungo la Flaminia, invece, al km 19,200 s’incontra il Casale di Malborghetto, ricavato in un arco quadrifronte risalente alla prima metà del IV secolo d.C. Eretto a celebrazione della vittoria di Costantino su Massenzio, risale al 312 d.C. ed è posto alla confluenza tra la consolare e una strada che collegava l’agro veientano al fiume Tevere. All’interno del casale oggi c’è un museo, che espone reperti provenienti da Prima Porta, Grottarossa e Tor di Quinto. All’esterno dell’edificio è visibile il basolato di un tratto della vecchia Flaminia, conservato per un tratto anche all’interno del casale.

La visita

Un primo itinerario conduce alla scoperta a piedi del santuario del Portonaccio e del Ponte Sodo, senz’altro tra le massime emergenze culturali del parco ma anche sintesi esemplari dello stretto connubio tra vestigia archeologiche e ambiente naturale. Dalla via Cassia si seguono le indicazioni per Isola Farnese, ma prima di salire al piccolo borgo occorre imboccare a sinistra la piccola via della Riserva Campetti che conduce alla fine della discesa ad un piazzale dove si parcheggia. Poco più avanti oltre la cascata del fosso della Mola è l’accesso all’area archeologica del Portonaccio (lunedì chiusa, ingresso 2 euro), preceduta da uno splendido tratto di selcia