
23 gen 2012
Chi visitasse il borgo medievale di Palombara, all’interno della collegiata di San Biagio, risalente al 1100 e restaurata nel 1200, potrà nuovamente ammirare, nella cappella di San Vittorino, la Pala del Redentore.
L’opera d’arte che è stata esposta al culto dei fedeli e alla vista degli intenditori per circa 150 anni, fu trafugata una notte del 1991. Ritrovata nell’ottobre dello stesso anno dallo speciale nucleo dei Carabinieri, fu consegnata alla Curia vescovile poiché la chiesa di San Biagio era chiusa per restauro.
La splendida scultura è tornata alla sua sede originaria, dopo ben 13 anni, domenica 11 dicembre, accolta dalla comunità di Palombara Sabina.
La scultura, databile al XIV secolo, è di autore ignoto, mentre è possibile che a donarla sia stata la potente famiglia dei Savelli, che nella seconda metà del XIII secolo aveva acquistato il feudo del castrum palumbariae. Si tratta di un opera pregevole, che mostra una delicata espressione del Cristo, con un volto ieratico di chiara ispirazione bizantina. E’ una copia dell’antichissima icona “acheopita” conservata nel Sancta Sanctorum Lateranense come appariva nel XIII secolo dopo che Papa Innocenzo III, tra il 1198 e il 1215 volle che il corpo di Cristo fosse coperto da una lamina d’argento. Questa particolarità la rende preziosa e la distingue dalle altre più raffinate e antiche presenti a Tivoli, Sutri e Castelchiodato.

