Itinerari a piedi
Chi vuole conoscere la vera essenza delle campagne della provincia di Roma, ricche di bellezze naturali, storico-artistiche e paesaggistiche, non ha che da scegliere uno dei tanti itinerari a piedi proposti in questa sezione. In base all'età, al grado di allenamento e all'interesse si possono scegliere passeggiate storico-naturalistiche alla scoperta di parchi archeologici, ricalcando le orme dei pellegrini e dei monaci medievali o godere dela vista di paesi e borghi abbarbicati sulle montagne. Gli amanti della natura possono andare alla scoperta degli innumerevoli parchi naturali, mentre agli appassionati di trekking sono dedicati i percorsi delle aree protette.
Seleziona l'itinerario che preferisci:
LUNGO LA VIA AURELIA
LA VIA CASSIA E CLODIA
L'AGRO CAPENATE
LA SABINA ROMANA
TIVOLI E L'ANIENE
LA VIA SUBLACENSE
NEL FEUDO DEI COLONNA
VERSO I MONTI LEPINI
I CASTELLI ROMANI
LA COSTA MERIDIONALE
LUNGO LA VIA AURELIA
Nella Riserva di Macchiatonda
Da ottobre a maggio è possibile visitare la splendida area verde di Macchiatonda accompagnati dal personale della Riserva e percorrendo un itinerario segnato. La riserva, oasi tra la via Aurelia e Santa Marinella, prende il nome dal circolare boschetto di olmi e allori che la caratterizza. Il Sentiero Natura si snoda tra acquitrini, dune e praterie salmastre, che ricordano l'ambiente originario delle coste laziali, caratterizzato da bacini lacustri di acque salmastre e ricca flora e fauna. L'itinerario, della durata di un'ora e mezza e con una grado di difficoltà facile, ha inizio dal Km 49,900 della SS. Aurelia: un cancello conduce ad una strada sterrata, piacevolmente affiancata da campi coltivati e di circa 1 Km. Al termine si trova un parcheggio e un edificio in legno da cui hanno inizio le visite. Nel primo tratto il sentiero aggira il bosco circolare di Macchiatonda fino a giungere alla "piscina", abitata da miriadi di rane e libellule. Si prosegue, attraversando alcuni ponticelli, verso il recinto delle tartarughe. Camminando verso sud si costeggia la spiaggia, dove si estendono i vasti prati salmastri, per raggiunge infine la zona degli acquitrini. Qui si trovano i capanni per il birdwatching, da dove si possono osservare i voli bassi delle anatre selvatiche e le migrazioni delle numerose specie di volatili che transitano per la riserva. Proseguendo il sentiero riporta verso il punto di partenza.
| Tempo |
complessivo 1.30 ore |
| Sentiero Segnato |
Sì |
| Grado di difficoltà |
Facile |
Informazioni: Centro visite della Riserva presso il Castello di Santa Severa. Martedì e giovedì 10.30-12.30, sabato e domenica 10.30-12.30/17.00-1900. Tel. 0766-571097. E-mail: www.parks.it/riserva.macchiatonda; info@riservamacchiatonda.org; www.wwf.it/oasi
Torna alla lista degli itinerari
Cerveteri: dalla necropoli della Banditaccia alle cascate della Mola
L'itinerario, della durata di tre ore e mezzo e con un percorso segnato solo parzialmente, ripercorre le strade degli Etruschi, snodandosi tra i monumentali tumuli erbosi della necropoli della Banditaccia e tratti di campagna selvaggia. Il percorso, con un medio grado di difficoltà, permette di andare alla scoperta delle suggestive testimonianze archeologiche etrusche godendo della vista di un fitto bosco, delle suggestive cascate del fosso della Mola e, sullo sfondo, dello spettacolare profilo dei Monti della Tolfa.
L'itinerario ha inizio poco prima dell'abitato di Cerveteri: una strada sterrata scende verso il Fosso della Manganella da dove si raggiunge l'area archeologica della Banditaccia (la direzione è ben segnalata da cartelli).
Il sentiero è profilato da pini e cipressi, vicino ai quali si dispongono i primi tumuli sepolcrali e introduce all'area monumentale. Qui si apre l'affascinante mondo delle tombe etrusche, un sistema di case per l'oltretomba esteso quanto una città. Si prosegue attraversando la zona sepolcrale che scende verso la via degli Inferi. Il percorso esce dall'area turistica inoltrandosi in un settore, dove si trovano altre interessanti sepolture, come la tomba delle Colonne Doriche. Il paesaggio è particolarmente pittoresco: lungo le pareti di tufo si notano aperture forate che sono l'ingresso di una serie di tombe rupestri. La strada sterrata, quindi, attraversa il Fosso della Manganella e risale verso il cimitero nuovo del paese. Superato il piazzale antistante il cimitero, una stradina conduce alle mura etrusche. Si incontra un bivio e sulla destra si scende verso il Fosso della Mola. La strada sterrata attraversa un cancello e una cava; la si costeggia a sinistra superando la proprietà privata segnalata dal cartello. Da qui il tracciato conduce alla prima cascata. Attraversando il fosso della Vaccinella e passando accanto al Torrente delle Ferriere si arriva verso il laghetto, e poi alla cascata inferiore e superiore. Le cascate sono risultato della caduta naturale delle acque del Fosso della Mola: l'ambiente è integro e molto suggestivo. Il terreno acquitrinoso rende consigliabili scarpe adeguate. Per il ritorno si segue il medesimo percorso fino al cimitero.
| Tempo |
complessivo 3.30 ore |
| Itinerario Segnato |
Parzialmente, rosso e bianco |
| Grado di difficoltà |
Medio |
Informazioni: Il sentiero attraversa un'area privata, è opportuno quindi preavvisare. telefonando al 348 523678.
Torna alla lista degli itinerari
I monti della Tolfa: da Tolfa al monte Tolfaccia
Immerso nella fitta macchia, disseminata da torri, ruderi ed antiche costruzioni romane e medioevali, l'itinerario, della durata di cinque ore e con un medio grado di difficoltà, costituiva anticamente un tratto del sentiero alternativo alla via Francigena, che conduceva da Siena a Roma.
La salita all'aguzzo monte Tolfaccia (579 metri s.l.m.) è dolce e attraversa il fitto bosco, ricco delle numerose varietà di fiori che caratterizzano il sottobosco tolfetano, come le 30 specie di orchidee selvatiche, mentre il paesaggio offre splendide vedute estese fino al mar Tirreno.
Il percorso ha inizio dal paese di Tolfa, dalla via del Bagno ma, purtroppo non ha un itinerari segnato. Giunti alla via di Bagno, mentre una fontana segna la fine dell'abitato, al bivio, è necessario imboccare la strada a destra, lastricata a ciottoli e in discesa. Al successivo bivio, si svolta a sinistra verso la strada lastricata che scende fino al Fosso di Santa Lucia. La strada supera con un cavalcavia la provinciale Tolfa-Santa Severa, sale verso il Poggio della Selva e, affiancata da un muricciolo, ridiscende fino ad un ruscello e al Fosso Caldano. Il sentiero che si inoltra dentro il fitto bosco, va percorso, seguendo il selciato, fino a superare la strada asfaltata proveniente da Allumiere, per giungere, infine al fontanile della Fontanaccia. Un cartello indica il sentiero di salita al monte Tolfaccia, che a parte il dislivello, non presenta particolari difficoltà.
Nei pressi del fontanile è visibile il recinto di una villa romana. Ma su questi monti selvaggi è facile incontrare tracce di urbanizzazione antica: sulla cima della Tolfaccia resti di torri medioevali e di edifici domestici sono ciò che rimane delle rovine di Tolfa Nuova, costruita nel IX secolo d.C. e poi abbandonata. Si ritorna per lo stesso percorso dell'andata.
| Tempo |
5 ore
|
| Itinerario Segnato |
No |
| Grado di difficoltà |
Medio |
Informazioni: Ingresso da Tolfa, via del Bagno
Torna alla lista degli itinerari
LE VIE CASSIA E CLODIA
Alla scoperta delle rovine di Monterano
L'itinerario della durata di 2 ore e mezza e facilmente percorribile, offre inediti paesaggi d'atmosfera misteriosa. Tra le dolci alture della Tolfa, rivestite da campi e boschi, si nascondono le imponenti rovine della città abbandonata di Monterano, elevata su un altopiano tufaceo. La Riserva Naturale protegge la particolare bellezza del luogo: si attraversano torrenti, boschetti di betulle, valloni di tufo cosparsi di felci e, poco distanti dalla città abbandonata, fumanti solfatare delineano panorami di favola.
Il cammino ha inizio dal centro di Canale Monterano, dove alcuni cartelli guidano verso la Riserva Naturale. Fuori dal pese, in località Diosilla, si trova il parcheggio più vicino alla riserva. Da qui parte il sentiero sterrato in discesa, indicato da tratteggi rossi. Subito si incontra la cascata di Diosilla. Si prosegue oltre, nel percorso che costeggia il Fosso Fonte del Lupo, tra i boschi di querce e dirupi tufacei. Superato un ruscello, da attraversare, si osserva la prima zona di sorgenti sulfuree ribollenti. Dal cartello, che ci indica che siamo all'interno del territorio della riserva, parte la strada in salita che conduce a Monterano. Il sentiero attraversa una cresta di tufo ed è reso più agevole dalla presenza di gradini scavati nella roccia. Annunciano l'avvicinarsi al paese una fontana ed i resti di un acquedotto medioevale. L'abitato fu definitivamente abbandonato alla fine del XVIII secolo, ma già precedentemente una grave epidemia di malaria aveva indotto la popolazione alla fuga. La fitta vegetazione lascia emergere le rovine medioevali; si raggiunge la piazza fronteggiata dai ruderi del Palazzo Altieri, che ingloba una fontana del Bernini, e, proseguendo il sentiero in discesa, si arriva al convento di S. Bonaventura immerso nei prati. Dal retro del convento il sentiero risale verso un altipiano. Dalla cima si prende la scalinata che scende a destra, poi verso sud fino ad un bivio, a destra del quale la stradina attraversa un passaggio scavato nella roccia che conduce al fondovalle, dove il torrente Bicione confluisce nel Mignone. Risalendo il corso del Bicione la strada riporta al punto di partenza.
| Tempo |
5 ore
|
| Itinerario Segnato |
No |
| Grado di difficoltà |
Medio |
Informazioni: Riserva Naturale di Monterano. Tel. 06 9962724. www.parks.it; www.parchilazio.it
Torna alla lista degli itinerari
Il parco del Treja: alla scoperta dei luoghi sacri sepolti nei boschi
Lussureggiante vegetazione, tagliate di tufo su cui si aprono antichi loculi, boschi selvatici, caratterizzano il paesaggio della valle del Treja, che per la sua particolarità divenne la scena di numerosi film di indiani, di cow-boys ed antichi romani, oltre che di Zorro!
I boschi conservano l'atmosfera sacra che Etruschi e Falisci gli conferirono e custodiscono le sepolture di questi antichi popoli. Il sentiero che si propone, della durata di tre ore e tra i più semplici, tocca i punti più belli del parco nel versante romano.
Partendo dal centro storico di Mazzano Romano, in prossimità dell'ufficio del parco, visibile appena varcato il portale che segna l'ingresso alla città vecchia, si prende il sentiero segnato 001 verso sud, in direzione delle cascate di Monte Gelato (l'imbocco è sulla destra di via della Mola).
Il tracciato segue il profilo del fiume; si attraversa un piccolo affluente, per raggiungere poco più avanti La Fornace. La manifattura di laterizi è una delle poche rimaste a testimoniare un'attività tradizionale nel paese fin dal XVI secolo, motivata dalla presenza di importanti cave d'argilla. Ancora oggi vi si cuociono mattoni e tegole nel modo antico. Proseguendo il sentiero attraversa una collina con terrazzamenti di pietra dove, a tratti, il tracciato è segnato nel tufo. Dopo alcune leggere salite e discese all'interno del bosco si incrocia un secondo affluente che presenta un facile guado. Lasciando sulla destra l'imbocco del sentiero 004, che si dirige verso la Fontana Salsa, si continua dritti. Ci sarà da attraversare una zona ricca di rivoli d'acqua e molto fangosa nei periodi di piogge, nei pressi della quale si guada il fiume, passando su un attraversamento di pietre e tronchi. Ci si trova lungo la riva opposta del fiume Treja, dove si dovrà superare un altro affluente prima di raggiungere, finalmente, le cascate di Monte Gelato. Qui si aprirà alla vista un paesaggio splendido: l'acqua che scende ripida su un dislivello di roccia, il laghetto sottostante e un mulino.
Volendo proseguire, il sentiero si prolunga in altri due tratti, il n. 021 e 022, che conducono rispettivamente ai Ruderi di Castellaccio e al tracciato di una strada romana.
| Tempo |
3 ore
|
| Itinerario Segnato |
001,021,022 |
| Grado di difficoltà |
Medio |
Informazioni: Parco Suburbano Valle del Treja, Mazzano Romano, Tel. 06 9049295. www.parks.it; www.parchilazio.it. Itinerario fangoso in periodi di intense piogge
Torna alla lista degli itinerari.
Veio: da Isola Farnese a Villa Campetti
Nelle immediate vicinanze di Roma, la campagna tra la Cassia e la Flaminia è disseminata dai resti di quella che fu la sua più potente rivale: l'etrusca città di Veio. Il percorso, che attraversa rovine di tempi, necropoli e antiche ville, si presenta interessante anche dal punto di vista naturalistico: nell'area del parco vivono querce ultracentenarie, mentre estesi campi coltivati ornano le colline.
L'itinerario ha inizio da Isola Farnese, raggiungibile dalla SS. Cassia. Il vecchio abitato è dominato dal Castello dei Ferraioli, il cui primo impianto risale al X secolo. Da qui, scendendo in direzione della Cassia, si incrocia un bivio e si prende a destra la strada sterrata che conduce al Fosso della Mola. Si incontra uno dei vecchi mulini, che un tempo si trovavano numerosi nell'area, dove è stato predisposto un punto informazioni. La strada sterrata, risalente al primo Novecento, conduce agevolmente fino a Veio. Subito si vede la doppia cascata che si forma sul Fosso Fiordo e proseguendo sulla destra, dopo aver superato un tratto di strada romana, si passa sotto il vecchio portale in muratura detto Portonaccio.
Risalendo il sentiero ci si trova in una terrazza dove è la cosiddetta Villa romana di Campetti, in realtà un complesso di edifici pubblici con luoghi di culto e terme, e non lontano il tempio di Apollo. La strada sterrata continua oltre l'area degli scavi recintata, raggiungendo un pianoro da dove si gode di un'ampia veduta panoramica. Il percorso segue un andamento circolare in senso antiorario, attraversando l'area della necropoli, passa vicino a diverse tombe tra cui quella delle anatre, famosa per la decorazione dipinta raffigurante i volatili (VII sec. a.C.). Si piega poi tornando verso villa Campetti.
| Tempo |
complessivo 1.30 ore |
| Itinerario Segnato |
parzialmente tramite cartelli |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni: Parco di Veio, via Felice Cavallotti 18 tel. 06 9042774, n. verde 800727822 www.parks.it - www.parcodiveio.it Itinerario fangoso in periodi di intense piogge
Torna alla lista degli itinerari.
L'AGRO CAPENATE
Gli eremi e i conventi del Monte Soratte
Isolata vetta a Nord di Roma, il Monte Soratte è stato per secoli il rifugio di chi, in fuga dalla città Santa, cercava nella tranquillità e nel silenzio, alimento alla vita spirituale. Così molti eremi e luoghi sacri sorsero nella montagna, dando vita ad un ambiente che unisce storia e natura come pochi altri nel Lazio.
L'itinerario, della durata di un'ora e mezza, parte da Sant'Oreste. Nel paese stesso, il sabato e domenica mattina, è disponibile un ufficio informazioni per orientare sui molti percorsi possibili.
Da Sant'Oreste si sale su via San Benedetto del Soratte, dove è l'imbocco della stradina che conduce al Convento di Santa Maria delle Grazie. Il percorso è cadenzato da luoghi di culto, seguendo i quali è impossibile perdersi. Appena il tracciato svolta a destra si trova la cappella di Sant'Anna. Qui si incontra una sbarra, da superare per passare poi una cava ove è la grotta di Santa Lucia e, più avanti la cappella di San Sebastiano. In corrispondenza della seguente cappella, l'Annunziata degli Alberoni, ha inizio a sinistra il sentiero degli eremi (indicato da un cartello e poi da segnavia rossi). La salita, all'interno di un bosco di lecci conduce, dopo una ripida discesa ed una ulteriore salita a sinistra, alla chiesa di Santa Lucia. Poi il sentiero ridiscende gradatamente verso l'eremo di Sant'Antonio. Da qui alcuni tornanti in salita conducono al Convento di Santa Maria delle Grazie. Dal piazzale vicino al convento ha inizio il sentiero che conduce alla cima della vetta (m. 691). Si sale, toccando l'eremo di San Silvestro, fino a raggiungere il Sasso di San Nonnoso, sperone di roccia che si affaccia sulla Flaminia. Proseguendo si incontra un bivio e si tiene la sinistra per salire verso i ruderi medioevali della Casaccia dei Ladri. Per ridiscendere si torna al bivio: il sentiero è facilmente segnato e, dopo alcuni tornanti nei boschi, raggiunge il percorso-vita scandito dalle tabelle della riserva. Di qui il ritorno a Sant'Oreste è semplice.
| Tempo |
1.30 ore |
| Itinerario Segnato |
parzialmente, rosso-bianco e cartelli |
| Grado di difficoltà |
medio |
Informazioni: Ufficio informazioni a Sant'Oreste, aperto sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 Ufficio Parchi Naturali Provincia di Roma Tel. 0667663301 Associazione Avventura Soratte Tel. 0761 579021 www.parchilazio.it, www.parks.it
Torna alla lista degli itinerari
Da Nazzano lungo la sponda destra del Tevere: nella Riserva Tevere-Farfa
L'itinerario parte dal paese di Nazzano per inoltrarsi nella riserva Tevere Farfa. Grazie alla confluenza dei due fiumi e ad uno sbarramento delle acque generato da una diga, si è creata una particolare zona paludosa, gradito rifugio dell'avifauna selvatica. Percorsi sulle traversine di legno di una vecchia ferrovia in disuso, consentono di attraversare zone acquitrinose tra canneti e boschi ripariali, dove fioriscono gigli d'acqua e fanno i loro nidi miriadi di uccelli.
Dal paese di Nazzano, affascinante abitato medioevale in posizione panoramica sulla valle del Tevere (dove ha sede il recente Museo del Fiume), si raggiunge la strada asfaltata che scende verso un vecchio casale che segna l'ingresso della riserva (per raggiungerlo basta seguire le indicazioni). Qui si trova il Centro Visitatori, dove è possibile reperire tutte le informazioni sulle molte attività organizzate nella riserva, la più vecchia area protetta del Lazio. Poco oltre si trova un parcheggio. Dal parcheggio due strade scendono verso il fiume, si prende quella più a destra, corrispondente al sentiero natura "La Fornace". Giunti in prossimità del fiume inizia il percorso sulle traversine in legno che porta ai resti dell'antica fornace. L'edificio è stato restaurato e trasformato in un capanno per l'osservazione degli uccelli, accostato da altre aree di osservazione. Il tracciato continua con una sterrata in piano che segue il profilo del fiume, passando attraverso canneti. Si raggiunge infine una torre d'osservazione di legno. Da questo punto si ritorna verso la fornace ripercorrendo la medesima strada, fino al bivio dove si prende il tratto sinistro del sentiero, radente al fiume, che attraversa un bosco di salici. Si incontrano alcuni capanni e l'ancoraggio del traghetto che percorre il Tevere. Qui è possibile imbarcarsi per osservare le rive da un altro punto di vista. Nei pressi del punto di imbarco il sentiero riporta all'ingresso della riserva.
| Tempo |
2 ore |
| Itinerario Segnato |
da cartelli |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni: Accesso via Tiberina km 31.500, Riserva Regionale Tevere Farfa, Nazzano tel. 0765 332533 www.parchilazio.it; www.parks.it; www.teverefarfa.it
Torna alla lista degli itinerari.
LA SABINA ROMANA
Il pozzo del Merro
La Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca occupa l'area collinosa tra la valle del Tevere e i Monti Cornicolani, ricchi di suggestivi oliveti, querceti e prati. Anche se parzialmente edificata, la tenuta conserva tesori naturalistici sorprendenti: il terreno carsico della zona, infatti, ha consentito la formazione di una gigantesca dolina, imbuto naturale nella roccia calcarea, larga circa trenta metri all'imboccatura e profonda circa cinquanta fino al livello del lago. In realtà la cavità è ancora più ampia e ha affinità con le grotte a cielo aperto dello Yucatàn. Sotto il livello dell'acqua la profondità della dolina è di almeno - 392 metri. La visita è resa ancora più impressionante dalla folta macchia di lecci che ne copre interamente i fianchi.
Si può partire (in auto, circa km. 5) dall'abitato di Mentana. Seguendo la strada provinciale per Palombara Sabina e Guidonia si supera, sulla sinistra, un tratto dell'antica via Nomentana romana e si scavalca l'autostrada del Sole. Voltando quindi a sinistra si seguono le indicazioni per il centro residenziale di Selva, dove si deve lasciare l'auto, e ci si avvia per la stradina asfaltata di destra.
Proseguendo sempre dritto in salita si raggiunge il recinto nel tratto contrassegnato dalle indicazioni della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca. L'area protetta comprende due settori situati tra la valle del Tevere e i rilievi dei monti Lucretili, ed è in gran parte coltivata ad oliveti e foraggere. Nel giro di pochi minuti si supera una recinzione, si attraversano dei prati e si arriva nei pressi del pozzo del Merro. Qui è possibile ammirare l'orlo roccioso della dolina coperto di vegetazione. Si ritorna indietro, verso la recinzione e sulla destra si imbocca un sentiero che scende al fondo del pozzo, profondo circa 50 metri. Il percorso attraversa un folto bosco di lecci ed è piuttosto ripido, con scalinate e tratti fangosi in caso di piogge. Termina infine con una scaletta metallica che raggiunge il fondo.
| Tempo |
1-2 ore |
| Itinerario Segnato |
dalla cartellonistica |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni: www.parks.it, www.parchilazio.it Riserva Regionale di Gattaceca e Macchia del Barco, tel. 0667663301
Torna alla lista degli itinerari.
Il versante sabino della Riserva Naturale di Tevere-Farfa
Particolarmente interessante e sicuro per qualsiasi visitatore, il cammino attraversa il lato orientale della Riserva Naturale di Tevere-Farfa: il parco regionale si è costituito attorno ad una diga elettrica sul fiume Tevere che formò una nuova zona umida e creò un vero e proprio rifugio per tante specie protette di uccelli, insetti, rettili, mammiferi. Il paesaggio fluviale è piuttosto vario, e offre uno dei panorami più emozionanti della campagna di Roma: terrazze alluvionali, piane vulcaniche, foreste mediterranee, boschi di palude e di fiume. L'itinerario è servito in buona parte da tranquille strade di campagna e piste ciclabili.
Partiti in auto da Monterotondo Scalo, si segue la via Salaria per circa Km. 2, verso Fiano Romano riunendosi alla via Tiberina. Superato il fosso Gramiccia si può avvistare il casale di Scorano, tenuta agricola difesa da mura e una torre merlata, al centro di una zona bonificata nel 1600. Poco più avanti, a sinistra, segnalati da cartelli, sono visibili i resti del sito archeologico di Lucus Feroniae. L'antica città dei capenati, fondata nel VII secolo a.C. fu ricca colonia romana famosa per il suo mercato e l'importante santuario di Feronia; decaduta e scomparsa nel medioevo, è stata riscoperta e studiata dal 1962. All'ingresso degli scavi è il Museo che raccoglie documenti sulla colonia e gli insediamenti agricoli circostanti. Superati gli scavi ci si avvia a destra, seguendo le indicazioni per Nazzano e si prosegue dritti attraverso un piccolo complesso industriale; più avanti si apre il grande panorama sulla valle tiberina e i Monti Sabini.
Il cammino prosegue a mezza costa della valle seguendo il corso del Tevere e la varia vegetazione a bosco e macchia del suo greto. Continuando sul tracciato si supera la confluenza della via Tiberina e si giunge in vista di un piccolo bacino di cava che si aggira a destra all'altezza del casale Meana; da qui è possibile scendere alla riva del fiume. Ritornati alla via Tiberina si prosegue in vista delle cascate della diga di sbarramento del Tevere, dove è stata creata la Riserva naturale di Tevere-Farfa: l'accesso è attraverso un cancello sulla destra.
Qui è il punto accoglienza della Riserva, all'interno del bel casale Bussolini, caratteristico esempio di tenuta della campagna romana con torre colombaia e forno esterno. All'interno è allestito il Museo della Notte che illustra con modelli e ausili didattici i percorsi e i comportamenti di animali notturni. Il percorso segue ora il fiume in un'ampia curva tra Nazzano e Torrita Tiberina, e qui si trovano diversi punti di osservazione per l'avifauna e sentieri attraverso la zona umida con ampie zone di canneto. Si tratta di un ambiente ricchissimo dove trovano rifugio uccelli di passo. Tra le canne, sul terreno acquitrinoso o anche su piattaforme galleggianti nidificano la folaga, la gallinella d'acqua e lo svasso maggiore.
Giunti al ponte sul Tevere la strada torna asfaltata e si prosegue sulla sinistra verso la congiunzione con la strada per Torrita, raggiungibile in poco tempo. Di qui si arriva a Nazzano, paesino arroccato sulla valle del Tevere con una curiosa struttura urbanistica a spirale, piccolo gioiello di architettura. Attraverso la strada principale si giunge fino al castello duecentesco che domina tutto l'abitato. Fondata secondo la tradizione dai Capenati, la città partecipava ai traffici commerciali con la Sabina e con Roma grazie al porto che la collegava al porto di Ripetta a Roma. Documentato come proprietà monastica già nel 1011, fu poi dominato dalla famiglia Savelli che eresse il suo suggestivo castello, al cui interno è il Museo del Fiume, che conduce il visitatore alla scoperta dell'ecosistema fluviale di piante, animali e microrganismi attraverso diorami, acquari, esperimenti. Poco distante è la chiesetta di S. Antimo, edificata sui resti del tempio al Dio Silvano, che conserva colonne romane, mosaici cosmateschi e affreschi di Antoniazzo Romano. Riprendendo dal paese la strada asfaltata si ritorna rapidamente all'ingresso della tenuta per il ritorno.
| Tempo |
ca. 3 ore |
| Itinerario Segnato |
da cartellonistica |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni: accesso via Tiberina km 31.500, Sito archeologico Lucus Feroniae, tel. 06.90.85.173 Riserva Regionale Nazzano-Tevere Farfa tel. 0765 332533 www.parchilazio.it, www.parks.it, www.teverefarfa.it
Torna alla lista degli itinerari.
TIVOLI E L'ANIENE
Da Tivoli a San Polo dei Cavalieri
Questo percorso, esclusivamente naturalistico, offre panorami particolarmente suggestivi della valle dell'Aniene e attraversa l'ambiente intatto della Riserva del Monte Catillo, preziosa per la tutela di specie rare: i ricchi boschi di sughere e lecci, le faggete, ma anche gheppi, poiane, allocchi ed assioli.
Si lascia il centro storico di Tivoli seguendo la strada provinciale per Marcellina fino all'Arco di Quintiliolo e si svolta a destra seguendo le indicazioni del sentiero verso il villaggio Don Bosco. Il sentiero si inerpica a mezza costa sotto il Monte Catillo, la cui sommità è segnata da una grande croce metallica raggiungibile tramite una breve deviazione dal sentiero principale. Poco più avanti, sulla destra, si incontrano delle cave abbandonate e più oltre un campo sportivo e dopo una radura si entra infine in un bosco di sughere.
Usciti dal bosco, si percorre il crinale del Monte Giorgio e si prosegue scendendo leggermente sulla destra della dorsale; attraversato un tratto in piano si costeggia il Colle Piano, raggiungibile con una breve deviazione. Proseguendo oltre si giunge ad un bivio dove la segnaletica bianco-gialla sulla sinistra indica il sentiero per Fonte Bologna e Colle Lecinone. Proseguendo dritto si aggira sulla destra il Colle dei Travi, si supera a sinistra il Monte Rampino continuando verso un crinale coperto dal bosco. Sempre dritto si raggiungono in discesa un prato e un bivio e più oltre il Colle Lucco. Tornati al bivio iniziale si lascia il sentiero per Fonte Bologna sulla sinistra e si scende a destra verso un traliccio, si attraversa una valletta e si sorpassa il cancello d'ingresso alla Riserva di Monte Catillo. Si continua a mezza costa godendo di un bel panorama sulla valle dell'Aniene e Castel Madama. Più oltre il percorso si allarga attraversando dei campi e giunge ad un fontanile con due strade sterrate ed una in cemento che collega la strada provinciale per San Polo. Si imbocca la sterrata di destra che raggiunge la strada provinciale, la si segue verso sinistra, svoltando ancora a sinistra per un sentiero che conduce al cimitero di San Polo; da qui si apre un bel panorama sul castello e il borgo del paese, facilmente raggiungibili. Il massiccio castello di San Polo ha struttura rettangolare, con un mastio centrale e quattro torri semi-cilindriche agli angoli. La cittadina, appartenuta ai Templari e al monastero di S. Paolo fuori le Mura, passò agli Orsini nel XIV secolo e nel 1558 ai Cesi. Fu Federico Cesi a ristrutturarne il castello con l'aiuto di Federico e Taddeo Zuccari, e di Girolamo Muziano allora attivo anche a Villa d'Este a Tivoli.
| Tempo |
ca. 4 ore |
| Itinerario Segnato |
sì giallo-rosso, bianco-rosso |
| Grado di difficoltà |
medio - facile |
Informazioni www.parks.it/riserva.monte.catillo/iti.html S. Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 2, Roma 2005
Torna alla lista degli itinerari.
Licenza, Roccagiovine, il Monte Follettoso e il santuario della Madonna dei Ronci
Questo percorso rivela alcune delle visioni più belle dei Monti Lucretili con vista sul Gran Sasso e attraversa boschi selvaggi dove si possono ammirare querce, ginepri e caprioli. Non mancano interessanti monumenti antichi, templi, chiese, legati alla profonda spiritualità suggerita dagli aspri paesaggi.
A Licenza, modesto paesino medievale, il dominante palazzo baronale con torrione raccoglie interessanti reperti archeologici provenienti dalla vicina Villa di Orazio, posta a circa 1 km più in basso. Si tratta di una imponente villa repubblicana identificata con quella del poeta, e strutturata su 3 terrazze con ninfeo e pavimenti mosaicati. Proseguendo per circa 5 km si arriva a Roccagiovine, edificata su uno sperone roccioso, che è forse l'antica Arx Iunonis dove era un venerato santuario della divinità locale Vacuna. In alto si staglia il Castello Orsini, risalente al 1260. Qui inizia l'escursione: dalla piazza principale si percorre Via della Fonte e Via Core Tondo fino al termine della strada asfaltata, voltando quindi sul sentiero di sinistra. Si oltrepassano degli edifici e si raggiunge il bosco del Fosso Canepine; superata una recinzione si prosegue in salita, lasciando a sinistra il vallone della Stretta Vallicina, e si raggiunge in breve il Prato delle Forme. Si continua lungo la stessa strada sterrata che conduce a sinistra al Fosso delle Forme: questo più avanti si stringe e prende il nome di Fosso di Vena Caparra. Costeggia l'area faunistica del capriolo e i resti della chiesetta della Madonna dei Ronci, costruita tra il XIII e il XIV secolo nel luogo in cui, secondo la leggenda, la Vergine fu invocata da un Orsini, divenuto bestemmiatore perché perseguitato da visioni mostruose. Al termine di una salita si trova il bivio che marca con un "F" rossa l'inizio del sentiero per il Monte Follettoso. La montagna prende nome dalla presunta presenza di folletti, e certo è resa suggestiva dalle imponenti faggete.. Il sentiero svolta a destra attraversando il fosso, raggiunge un tratto di recinzione e gira a sinistra affacciandosi sul Fosso di Vena Caprara: prosegue ora attraverso un bosco, una pineta e conduce alla fonte della Rocca. Ci si imbatte nuovamente nella riserva di caprioli e la si costeggia seguendo la strada, più avanti si ritrova la recinzione, un vallone boscoso e una radura sul crinale del Monte Follettoso. Proseguendo attraverso un bosco fitto si arriva alla cima del monte dove si apre il bel panorama sui monti Lucretili. Ripercorrendo il sentiero indietro si raggiunge di nuovo il Fosso delle Forme e quindi il punto di partenza.
| Tempo |
ca. 3 ore
|
| Itinerario Segnato |
si, bianco-rosso, rosso |
| Grado di difficoltà |
medio |
Informazioni S. Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 2, Roma 2005
Torna alla lista degli itinerari.
LA VIA SUBLACENSE
Subiaco e i monasteri di S. Scolastica e S. Benedetto
Un itinerario comodo e spettacolare che rivela gioielli d'arte nella perduta residenza di Nerone e nei tanti edifici medioevali della zona. Il percorso attraversa foreste assolutamente aspre ed intatte, ancora permeate della profonda spiritualità benedettina.
Subiaco, la romana Sublaqueum, deve il suo nome ai 3 laghetti artificiali creati con lo sbarramento dell'Aniene ai piedi dei monti Simbruini. I laghi erano infatti parte integrante della maestosa residenza estiva voluta dall'imperatore Nerone, mentre l'abitato sarebbe stato fondato dagli schiavi impegnati nelle costruzioni. L'aspetto selvaggio, la ricchezza delle acque e delle foreste impenetrabili affascinarono l'imperatore e spinsero nel sec. V S. Benedetto a ritirarsi nelle grotte vicine in eremitaggio. Contesa durante il medioevo, Subiaco fu affidata ai Colonna e ai Barberini. All'ingresso del paese è la chiesa di S. Francesco, del '300, con interessanti dipinti di Antoniazzo Romano e del Sodoma; più oltre, su via Battisti è la maestosa cattedrale di S. Andrea realizzata da Pietro Camporese il Vecchio nel 1789, con pitture di Sebastiano Conca e Cristoforo Unterberger. Pittoresco è il quartiere medioevale e maestosa, al vertice del paese, la Rocca Abbaziale : distrutta, ricostruita, decorata più volte nei secoli, ha grandi saloni dipinti dagli Zuccari e un elegante appartamento papale realizzato nel 1778 per Pio VI. Dopo una visita al paese, da piazza Roma si percorre la via dei Monasteri, seguendo le indicazioni per Jenne. Lungo la strada, piuttosto stretta e priva di marciapiede ma poco trafficata e piacevolmente percorribile a piedi, sono le rovine della villa di Nerone, ben visibili ma non accessibili. Si riconoscono mura di un complesso residenziale e i ruderi del ponte-diga che collegava le due rive del lago, il crollo del quale causò la sparizione di uno dei laghetti. Alla destra dei ruderi parte il sentiero che conduce ai monasteri, servito da una scalinata che taglia un tornante; raggiunta nuovamente la strada, si prosegue fino al monastero di S. Scolastica. La visita guidata del monastero richiede circa 30 minuti; al termine si riprende la strada fino al vicino piazzale dove si svolta a destra verso nuove scalinate che tagliano 3 tornanti e conducono all'ingresso del sacro Speco. Il percorso del sentiero può evitare completamente la strada e attraversare la foresta densissima di querce e faggi che rendono il sottobosco piuttosto buio anche in pieno giorno: è questa la flora spontanea della zona che non ha subito alterazioni nel corso dei secoli. Entrati nel parco del monastero di S. Benedetto si attraversa una maestosa lecceta e si giunge alla grande terrazza panoramica che offre uno straordinario paesaggio della gola scoscesa e della valle dell'Aniene.
| Tempo |
ca. 2 ore
|
| Itinerario Segnato |
no |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni partenza da Subiaco S. Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 1, Roma 2005
Torna alla lista degli itinerari.
Monte Calvo
L'ascensione al monte Calvo offre un notevole panorama su Subiaco e la valle dell'Aniene e insieme un piacevole riparo dalla calura estiva nell'ombroso bosco di pino nero, che copre un intero versante del monte.
Si parte da Subiaco seguendo la strada che conduce alla piana di Livata (segnalata) e, raggiunta l'area di un campeggio e costruzioni, si prosegue sulla strada sterrata seguendo le indicazioni per il Parco dei Monti Simbruini. Lo stesso percorso (10 km circa) può essere fatto in auto fino all'ingresso del parco. Il Parco è uno dei maggiori del Lazio con oltre 30.000 ettari, disposti per il 75% in montagna e costituisce la riserva idrica di Roma: il nome dei monti deriva infatti da "sub imbribus" , "sotto le piogge" a causa delle fortissime precipitazioni. La zona è prevalentemente carsica e favorisce quindi il drenaggio delle acque che si raccolgono poi nel bacino dell'Aniene, favorendo allo stesso tempo lo sviluppo di dense foreste di lecci, faggi e pini. Seguendo i segnali rossi del sentiero si prosegue in salita superando varie costruzioni e si attraversa un raro bosco di pino nero che giunge a lambire un vallone. Qui i segnali indicano un tracciato marcato dalla lettera "H" che si deve seguire in salita, fino a sorpassare il serbatoio del pozzo di Monte Calvo e raggiungere il Passo delle Pecore, dove la pineta lascia il poto ad un bosco di faggio. Si volta a sinistra verso la zona di terreno ora ripido e brullo che conduce alla cima del monte Calvo, dove si apre una straordinaria vista del monte Terminillo, il gruppo del Velino, la Maiella e, vicino, l'imponente massiccio del Gran Sasso. La discesa avviene seguendo lo stesso itinerario di salita.
| Tempo |
4 ore |
| Itinerario Segnato |
sì (rosso) |
| Grado di difficoltà |
facile |
Informazioni Partenza: Subiaco S. Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 1, Roma 2005
Torna alla lista degli itinerari.
NEL FEUDO DEI COLONNA
Da Palestrina a Castel San Pietro e la Valle delle Cannuccete
Il percorso inizia con la visita ai monumenti di Palestrina e si porta poi ad esplorare la Valle delle Cannuccete, dal 1955 tutelata come Monumento Naturale Regionale. La Valle, isolata zona verde nell'area piuttosto arida dei monti Prenestini, è ricca di corsi d'acqua che alimentano boschi di roverelle, cerri, carpini e aceri.
Partendo da Piazza Regina Margherita, dove si trova la Cattedrale, si prosegue per il corso Pierluigi da Palestrina, piazza della Liberazione, fino a via Lecconi: qui ha sede la casa natale del grande musicista Pierluigi da Palestrina. Si seguita in salita per via del Carmine dove è l'antica chiesa di S.Antonio, poi per via del Tempio e via Barberini, che conducono all'accesso del grandioso santuario della Fortuna Primigenia. Al termine della salita si apre una bellissima vista della vallata sottostante. Ci si trova di fronte al Museo Archeologico, ricavato nel palazzo Colonna-Barberini e costruito sui resti del sacello della dea della Fortuna. Aggirando a destra l'edificio antico si costeggia il muro di cinta del palazzo e da qui si imbocca un viottolo che tocca le mura megalitiche della città, proseguendo il quale si raggiunge Castel San Pietro. Si supera il castello e si scende per la strada principale fino ad arrivare alla chiesa di S.Maria: attraversata la provinciale si prende una strada in cemento, che sale fino ad un bivio da seguire a destra. Si cammina lungo un crinale che si allarga più avanti nel Piano delle Cese. Di qui ha inizio il sentiero che, attraversando un bel bosco, corre a mezza costa e scende poi verso la valle delle Cannuccete. Camminando lungo il fondovalle e le condutture dell'acquedotto, si giungerà la vista di una eccezionale roverella che vanta almeno 700 anni, presso la quale termina il sentiero della valle. Per la via del ritorno si ripercorre lo stesso itinerario inverso, ma giunti alla chiesa di S. Maria è possibile abbreviare il percorso proseguendo per la strada asfaltata che porta fino a Palestrina.
| Tempo |
ca. 4 ore |
| Itinerario Segnato |
sì (bianco-rosso) |
| Grado di difficoltà |
medio - facile |
Informazioni partenza: Palestrina, Piazza Regina Margherita Informazioni sul Monumento Naturale Valle delle Cannuccete tel. 069538481, 06 9573372 www.parchilazio.it, www.parks.it S. Ardito, A piedi nel Lazio, vol. 1, Roma 2005
Torna alla lista degli itinerari.
|
|