La via Ardeatina

Alla scoperta delle origini di Roma

La via Ardeatina è una dei tracciati più antichi, nato per collegare Roma al territorio della leggendaria città di Lavinium e Ardea. Seguirne il tracciato consente di rivivere i percorsi della memoria di Roma, dall’urbanistica romana al Medioevo fino agli eventi più recenti legati alla Resistenza.
Il tracciato urbano doveva iniziare da una delle quindici porte delle Mura Serviane, ma oggi è individuato con certezza a partire dal I e II miglio dell’Appia antica, esattamente nel luogo in cui sorge la chiesetta del Domine Quo Vadis?, laddove la via doveva staccarsi dall’Appia per dirigersi verso la costa.
La piccola chiesa, risalente al IX secolo d.C., fu riedificata nel 1637 per volere del cardinale Francesco Barberini, a seguito di un violento temporale che quasi dieci anni prima la devastò insieme alla canonica. La tradizione vuole che sia sorta sul luogo dove Gesù sarebbe apparso a Pietro, in fuga da Roma, per scampare alla persecuzione di Nerone e, alla domanda dell’apostolo “Domine, quo vadis?”, avrebbe risposto: “A Roma, per essere di nuovo crocifisso”. Pietro, compreso il rimprovero, tornò sui suoi passi ed affrontò il martirio. Nella chiesa è conservata una copia della pietra sulla quale si ritengono vi siano le impronte dei piedi di Gesù.
Ma la via riserva anche numerose testimonianze romane come i due monumentali complessi catacombali di Domitilla e San Callisto. Le prime devono il nome alla nobile Flavia Domitilla, proprietaria dell’area, e sono considerate – con i loro 15 chilometri di estensione e ben 150.000 sepolture, tra loculi, arcosoli e cubicoli affrescati – le più estese di Roma.
Tra i due complessi cimiteriali sono le fosse Ardeatine, cave di tufo note per l’eccidio di 335 prigionieri romani perpetrato, la sera del 24 marzo 1944, dalle truppe d’occupazione tedesche come rappresaglia per i 33 commilitoni caduti durante l’azione di guerra condotta dai partigiani a via Rasella. Una triste pagina della storia contemporanea, ricordata oggi da un museo interamente dedicato al periodo dell’occupazione tedesca di Roma, dall’armistizio del 10 settembre 1943 alla liberazione della città del 4 giugno 1944.
Ma la via Ardeatina è simbolo anche della devozione popolare verso il santuario della Madonna del Divino Amore, sorto a metà del ‘700 per ospitare un’antica immagine della Madonna ritenuta miracolosa, affrescata su una delle torri di cinta di Castel di Leva. Il santuario, trasformato in un complesso moderno, è ancora meta di pellegrinaggio da parte dei devoti.
L’attuale Pratica di Mare custodisce i resti di Lavinium, centro religioso di epoca arcaica e luogo, secondo l’Eneide in cui l’eroe troiano fondò la città mettendo fine alle sue lunghe peregrinazioni.
L’area archeologica consente di visitare un’area sacra, con templi e santuari, di cui uno dedicato a Minerva. I ritrovamenti, databili fra il V ed il III secolo a.C., riproducono figure umane a grandezza naturale, ritratte in varie fasi della vita, dalla fanciullezza all’età adulta.
Anche Ardea, antica capitale dei Rutuli, è ricordata da Virgilio come luogo il cui grande splendore si è spento, dopo la sconfitta da parte di Enea. La cittadina custodisce alcune di queste memorie nell’acropoli, con resti di fortificazioni arcaiche e della cinta muraria, tracce di templi e di una basilica. Scavi recenti hanno portato poi alla scoperta di un importante complesso templare sotto l’acropoli e di strutture portuali alla foce del Fosso dell’Incastro. Le chiese di San Pietro (XII secolo, poi rimaneggiata nell’Ottocento) e Santa Marina (XII secolo) testimoniano la sopravvivenza di questo piccolo centro nel periodo medievale.
Accanto a queste antiche memorie il Museo Manzù ricorda il soggiorno ad Ardea dello scultore Giacomo Manzù, cui si deve fra l’altro una delle porte bronzee della basilica di San Pietro in Vaticano.

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