La via Aurelia

Sulle tracce di civiltà preromane

La moderna via Aurelia, corrisponde in gran parte al tracciato dell’antica via consolare che da Roma, costeggiando il litorale si inoltrava in territorio etrusco fino a raggiungere la Liguria e quindi Arles. Fu costruita, l’Aurelia Vetus nel 241 a.C. e l’Aurelia Nova nel 119 a.C., per sancire la conquista dell’Etruria meridionale. Questo territorio custodisce, nella campagna aspra e suggestiva dell’entroterra, le affascinanti necropoli di Cerveteri mentre lungo il mare si susseguono centri balneari, alcuni dei quali eredi degli antichi porti fortificati etruschi: Santa Severa, Santa Marinella e quello che oggi è il principale porto della provincia di Roma, Civitavecchia.
La via che aveva inizio sul Tevere in corrispondenza del Pons Aemilius (oggi conosciuto come ponte Rotto) lasciava la città passando dalla porta Aurelia, corrispondente all’attuale porta San Pancrazio. Il tracciato proseguiva più o meno come la via attuale dirigendosi verso Castel di Guido e Torrimpietra fino a Cerveteri.
L’antica Cerveteri (per gli Etruschi Cisra, per i Romani Caere) controllava un vasto territorio, grazie alla vocazione commerciale dovuta alla poca distanza dal mare (6 km) garantiva i traffici marittimi in particolare con Cartagine, come provano i tre porti ad essa collegati.
I primi rapporti con Roma furono amichevoli, ma nel 273 a.C. Cerveteri dovette accettare il predominio romano, perdendo progressivamente di importanza. La città etrusca conserva solo tratti delle mura di cinta, mentre i resti archeologici più consistenti sono quelli relativi alle quattro necropoli, fra le quali la più ampia è quella detta della Banditaccia. Uno dei sepolcri più rappresentativi è la Tomba della Capanna (VII secolo), scavata nel tufo, che deve il suo nome alla forma spiovente del tetto. La Tomba delle Cornici ha invece al suo interno due seggi scolpiti nel tufo.
Cerveteri aveva tre sbocchi sul mare: le città portuali di Palo (nei pressi dell’attuale Ladispoli), di Punicum (l’odierna Santa Marinella) e la più grande Pyrgi, oggi Santa Severa. Qui, presso il castello, è stata portata alla luce un’area sacra dove sorgeva un santuario dedicato alla dea etrusca Uni. Nel 1964 furono scoperte tre lamine d’oro incise, una in etrusco, una in fenicio-punico, conservate al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma.
Altre decorazioni e reperti si possono ammirare all’interno dell’Antiquarium di Pyrgi che ha sede presso il castello di Santa Severa, le cui prime notizie risalgono al 1068. Nel XII secolo fu costruita la caratteristica Torre Saracena. In passato residenza estiva di pontefici oggi il castello ospita mostre, concerti, eventi culturali ed il Museo Civico di Santa Marinella.
Nel Medioevo tutte le città costiere divennero preda delle scorrerie dei Saraceni. Per resistervi furono erette potenti fortificazioni, come quelle da cui ebbero origine i castelli di Santa Marinella e Santa Severa. La popolazione abbandonò il litorale per rifugiarsi nell’entroterra in luoghi più elevati, facili da controllare e difendere: ne è un suggestivo esempio il borgo di Ceri.
Poco più a nord la via giunge a Civitavecchia, antica Centumcellae: località costiera dalle tante insenature, scelta per questo dall’imperatore Traiano per costruirvi il più grande porto militare a servizio di Roma, tra il 106 ed il 110 d.C.
L’artefice della grande opera fu Apollodoro di Damasco, l’architetto del foro e delle terme traianee di Roma. Dopo le distruzione della seconda guerra mondiale, di questo grandioso intervento rimangono poche tracce nella darsena romana del porticciolo turistico. Per seguire i lavori Traiano volle far erigere una villa, i cui imponenti resti si trovano a pochi chilometri dalla città, nell’area archeologica delle Terme Taurine, un imponente complesso termale ben conservato.
Nelle vicinanze del sito archeologico tra le dolci colline della campagna laziale, si trova lo stabilimento moderno delle terme di Ficoncella, sorgente sulfurea che alimenta, con acqua da 35° a 53° C, cinque vasche termali, assai frequentate per le proprietà terapeutiche già note agli Etruschi.
Accanto alle testimonianze della Civitavecchia romana, le fortificazioni rinascimentali documentano la ripresa della vitalità del centro civico, dopo l’abbandono a seguito delle incursioni saracene. Di questi importanti strutture però, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, resta poco più del Forte Michelangelo, vero e proprio simbolo della città.

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