LE ABITUDINI ALIMENTARI

Quando, come e che cosa mangiavano gli antichi Romani? Di solito la giornata era articolata in tre pasti:colazione, pranzo e cena. Il pasto più importante della giornata era la cena mentre la colazione e il pranzo venivano consumati in fretta e non era raro che uno dei due venisse saltato.

Alzatosi dal letto all’alba, l’antico Romano faceva colazione con gli avanzi della sera (formaggio, olive, pane, miele), latte fresco e focaccette. Intorno a mezzogiorno, nell’intervallo delle attività nell’Urbe, si mangiava qualcosa dai venditori ambulanti, preferendo cibi caldi d’inverno e freschi d’estate. La cena si consumava al ritorno dal bagno alle terme dove si potevano incontrare i conoscenti e invitarli alla propria mensa. Le terme erano anche il ritrovo di molti sfaccendati che andavano lì proprio con la speranza di ricevere un invito da qualche amico.

La cena era legata al tramonto del sole, era un pasto abbondante e si teneva alla presenza di tutta la famiglia. Quando a cena c’erano ospiti, il pasto era chiamato convivium e si articolava in antipasti, piatti forti (caput cenae) e dessert (mensa secunda). Il pasto terminava con i brindisi  che consisteva in una serie di coppe bevute tutte d’un fiato, che venivano accompagnati dall’incitazione bacchica Evoè o dal più attuale prosit.

Nelle case dei ricchi i cuochi erano diretti da uno chef e gli ospiti arrivavano in tenuta di gala. Diverso il discorso per i cittadini più poveri che spesso mangiavano per strada. Molto diffuse erano le taverne e i venditori ambulanti, che vendevano per lo più olivepesci in salamoiapezzetti di carne arrostouccelli allo spiedopolpi in umidofruttadolci e formaggio. Il pasto di un povero di solito consisteva in un pezzo di pane e piccoli pesci in salamoia accompagnati da un bicchiere d’acqua o di vino tra i più scadenti.