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Turismo lento

Il Sentiero delle Acque nel Parco della Caffarella a Roma

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L’itinerario si snoda all’interno del Parco della Caffarella, ovvero nel Parco Regionale dell’Appia Antica. Si tratta di un percorso breve, naturalistico ma anche storico-archeologico, volto a scoprire l’importanza dell’acqua per la città di Roma, dall’antichità fino ad oggi.

La partenza può avere inizio da Roma, da via dell’Almone (raggiungibile anche con i mezzi pubblici), ha una durata di circa due ore e si svolge ad anello, consentendo di tornare al punto di arrivo. Dal punto di partenza si raggiunge la valle del fiume Almone, con la Fonte dell’acqua Egeria.

Questa fonte è nota fin dall’antichità. Il nome è legato all’antica leggenda della ninfa Egeria, divinità minore legata al culto delle acque, che si innamorò ricambiata da Numa Pompilio, il re successore di Romolo. Secondo il mito proprio a questa fonte i due innamorati si incontravano romanticamente e la ninfa Egeria dava suggerimenti al suo sposo sulla gestione della città di Roma.

La fonte, a lungo dimenticata dopo la fine dell’impero romano, tornò ad essere utilizzata e frequentata per volere del medico di Papa Gregorio VII, nel sedicesimo secolo. Due secoli più tardi, dopo le prime analisi chimiche alle sue acque, furono costruite due strade carrozzabili per renderla facilmente raggiungibile dai romani. In seguito la fonte fu affidata alla Società Acqua Santa di Roma, che la gestisce ancora oggi. All’Ottocento risale invece il casale che serviva ad alimentare la mola del Mulino.

Poco lontano tre lecci sono ciò che resta del Bosco Sacro, secondo le fonti voluto da Erode Attico (primo grande proprietario di questi terreni) poi reimpiantato nel Settecento. Oggi dalle ghiande dei tre alberi settecenteschi vengono impiantati nuovi alberi per ciascun bambino nato nel quartiere.
Da qui in poco tempo si raggiungono facilmente i resti di un edificio del II secolo d.C., conosciuto con il nome di Ninfeo di Egeria. Si tratta di un edificio rettangolare con delle nicchie lungo le pareti e una sul fondo, in cui è possibile vedere la statua del dio Almone da cui sgorga l’acqua del fiume stesso.

L’ultima tappa, sempre legata all’acqua è il laghetto realizzato dall’Ente Parco deviando l’acqua della Marrana per creare un’area umida, fornire agli uccelli un’area di sosta e creare un vero e proprio punto di conservazione della biodiversità.

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