La via Prenestina

L’agro preneste ed i suoi misteri divini

La via Prenestina collegava già in epoca arcaica Roma a Praeneste, l’attuale Palestrina.
La via usciva dalla porta Esquilina e superava le mura Aureliane da Porta Maggiore per attraversare, grossomodo come il tracciato moderno, l’ondulata campagna romana e le colline dei Monti Prenestini.
A raccontarci di quel grandioso passato restano oggi antichi ruderi e torri, come la Villa dei Gordiani del II secolo d.C., l’imponente Ponte di Nona, con la sua costruzione a sette archi, la necropoli dell’età del Ferro presso Osteria dell’Osa ed ancora i resti dell’antica città di Gabii.
Laddove sorge l’attuale Gallicano nel Lazio, sorgeva probabilmente l’antica città latina di Pedum. Il borgo, a sella d’asino su un crinale di tufo, conserva la sua struttura medievale con vicoli e vicoletti, il palazzo baronale e la chiesa di Sant’Andrea Apostolo.
La via raggiunge rapidamente Zagarolo, che sorge su uno sperone allungato su due corsi d’acqua. Qui i Colonna avevano il loro castello, teatro durante il Medioevo di lunghe lotte tra il Papato ed i Colonna stessi, alla testa dello schieramento ghibellino nel Lazio. Alla fine del XII secolo fu rasa al suolo per volere di Bonifacio VIII: Dante ne descrive l’atroce distruzione nel XXVII canto dell’Inferno. Restano interessanti testimonianze nel palazzo Colonna Rospigliosi, che con le sue doppie ali avanzate verso l’abitato venne a determinare l’impianto urbanistico del paese antico. Il castello ospita poi la sede del primo Museo del Giocattolo che si propone di offrire una ricostruzione sociale del gioco, con antichi balocchi in legno esposti accanto a recentissimi giochi elettronici.
La via Prenestina giunge quindi a Palestrina, la potente Praeneste, che ancora oggi conserva un fascino di arcaiche suggestioni, reso ancora più evidente dalla sua storia moderna. Per uno strano caso infatti, i bombardamenti che colpirono Palestrina durante la seconda guerra mondiale hanno restituito alla città il Santuario della Fortuna Primigenia, sepolto per buona parte dagli edifici che gli si erano sovrapposti nei secoli. In età preromana e romana fu uno dei luoghi di culto più venerati dalle popolazioni italiche: vi accorrevano da lontano per consultare le “sorti”, che venivano estratte da un bambino, come narra Cicerone, in un famoso passo del De Divinitate. Il complesso sacro si estendeva lungo le pendici del monte Ginestro, oggi occupate dall’agglomerato cittadino e culminava in tre terrazzamenti sovrapposti, sull’ultimo dei quali sorgeva un edificio di forma circolare, circondato da un emiciclo. Nel Medioevo il sito fu feudo dei Colonna; nel 1498 Francesco Colonna, cultore di esoterismo e alchimia, nonché amante dell’antichità, incaricò uno dei massimi architetti del Rinascimento, Donato Bramante, di erigere proprio all’interno dell’emiciclo un nuovo edificio noto oggi come palazzo Colonna Barberini. Nel palazzo ha sede il Museo Archeologico Nazionale, dove si ammirano, fra gli altri reperti, il meraviglioso mosaico raffigurante l’inondazione del Nilo, opera alessandrina del II secolo a.C. e lo straordinario gruppo scultoreo della Triade Capitolina.
Poco più in alto Castel San Pietro Romano merita una visita anche solo per andare alla ricerca, fra i suoi vicoli, degli angoli che fecero da quinte sceniche ad uno dei più celebri film con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida “Pane, amore e fantasia”.
La ricchezza culturale nel territorio prenestino non è solo archeologica. Rivive nel presente con uno straordinario pulsare di iniziative volte a dare continuità alla memoria del passato, appropriandosi del tessuto antico per fare spazio al mondo contemporaneo. Di questo sono testimonianza i nuovi musei nati nelle sedi di famose dimore nobili, restituite alla cittadinanza.
Significativo il caso di Genazzano. Qui come in tutto il territorio, si debbono ai Colonna i principali edifici della città, a cominciare dall’immenso castello. Il primo nucleo dell’edificio risale all’XI secolo, quando fu costruito come fortilizio medievale, ma l’aspetto attuale è frutto degli interventi del ‘400 e ‘500 dovuti a papa Martino V Colonna e a Marcantonio Colonna, che lo trasformarono in elegante dimora signorile.
All’interno affreschi rinascimentali esaltano la famiglia Colonna e le sue origini: in una bella cappella si trovano affreschi del Seicento della scuola di Cavalier d’Arpino. Non lontano dal castello si trovano i resti di un ninfeo, utilizzato per rappresentazioni teatrali e feste che il Bramante realizzò tra il 1501 ed il 1503 sul modello di un ninfeo antico, tanto che per molto tempo fu ritenuto romano.
Gli immensi spazi di questo bellissimo edificio, acquistato nel 1979 dal Comune, sono divenuti sede del Polo Museale Internazionale d’Arte Contemporanea, che ha iniziato la sua attività espositiva nelle oltre venti sale, per ben 3000 mq di esposizione.
Poco lontano Olevano Romano, nota per essere divenuta in passato meta di pittori tedeschi, come Joseph Koch, è sede oggi del Museo Centro Studi sulla Pittura di Paesaggio Europea del Lazio, polo d’attrazione per coloro che si interessano al rapporto tra arte e paesaggio.

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