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Monumento Naturale Palude di Torre Flavia

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Fa parte dell'itinerario storico di: La Via Aurelia

IL MONUMENTO NATURALE
Estensione: 45 ettari
Sede: Viale Giorgio Ribotta 41- 00144 Roma
Telefono: 06 67663321
Sito web: www.cittametropolitanaroma.gov.it
Accessi: da Via Roma, da Via Fontana Morella, da Lungomare dei Navigatori Etruschi

La Palude di Torre Flavia è un’area umida costiera situata lungo il litorale tirrenico a nord di Roma, nei territori comunali di Ladispoli e Cerveteri. Il nome deriva dalla torre costiera omonima, edificata dagli Orsini all’inizio del XVI secolo sulle fondamenta di un precedente fortilizio medievale, nei pressi di un’antica villa romana. Con una superficie di circa 50 ettari, il Monumento Naturale tutela una delle ultime aree palustri superstiti del litorale laziale, in un tratto di costa profondamente trasformato nel corso del Novecento da opere di bonifica, urbanizzazione e infrastrutturazione. Proprio per questo motivo il sito riveste un ruolo ecologico di primaria importanza, soprattutto come habitat di sosta, alimentazione e riproduzione per l’avifauna migratoria lungo le rotte mediterranee.


IL TERRITORIO
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, l’area è stata interessata da interventi di bonifica parziale, che hanno portato alla realizzazione di una rete di canali artificiali. In questi canali si è sviluppata nel tempo un’attività di acquacoltura estensiva, principalmente rivolta all’allevamento di cefali e anguille, specie tradizionalmente legate agli ambienti salmastri costieri. Nonostante tali trasformazioni, sono sopravvissuti lembi residuali dell’antico sistema dunale, che separano ancora oggi la palude dal mare aperto, svolgendo un’importante funzione ecologica e paesaggistica.

Nel 1997, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale, l’area è stata ufficialmente riconosciuta come Monumento Naturale “Palude di Torre Flavia”. La gestione è stata affidata alla Provincia di Roma, oggi Città Metropolitana di Roma Capitale, segnando un passaggio fondamentale nella tutela e nella valorizzazione del sito. Successivamente, l’area è stata inserita anche nella rete europea Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli”, a conferma della sua importanza per la conservazione dell’avifauna. Il valore naturalistico del sito si estende inoltre all’ambiente marino antistante: il tratto di mare prospiciente la palude è infatti riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) denominato Secche di Torre Flavia, istituito ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per la presenza di praterie di posidonia oceanica, uno degli ecosistemi più produttivi e importanti del Mediterraneo, fondamentali per la biodiversità marina e la protezione della linea di costa.

Dal punto di vista ambientale e paesaggistico, il Monumento Naturale racchiude una notevole eterogeneità di ambienti, che si integrano tra loro creando un mosaico ecologico di grande suggestione. Paludi d’acqua dolce e salmastra, sistemi dunali, campi incolti, canali di irrigazione e aree di transizione convivono in uno spazio relativamente ridotto, offrendo al visitatore la sensazione di trovarsi in un ambiente naturale lontano dal contesto urbano circostante. La presenza di residui di macchia mediterranea, un tempo molto più estesa prima delle bonifiche, contribuisce ulteriormente alla diversità del paesaggio. Uno degli elementi chiave per la conservazione dell’area è la gestione attiva del regime idrico. Il livello delle acque negli acquitrini varia naturalmente nel corso dell’anno, determinando un paesaggio in continua evoluzione stagionale. Per evitare fenomeni di stress idrico dannosi per gli habitat e le specie presenti, la Città Metropolitana di Roma Capitale provvede annualmente all’acquisto di circa 100.000 m³ di acqua dal Consorzio di Bonifica. Questo intervento, finalizzato esclusivamente alla conservazione ambientale, consente di mantenere condizioni idonee sia per gli ecosistemi naturali sia per le attività di piscicoltura estensiva, dimostrando come una gestione attenta possa conciliare tutela della biodiversità e uso sostenibile del territorio.

Nonostante le dimensioni contenute, la Palude di Torre Flavia ospita una straordinaria ricchezza di habitat che si riflette in un’elevata biodiversità vegetale e animale. La vegetazione comprende numerose tipologie: dalle formazioni pioniere alo-psammofile delle dune embrionali e mobili, alle praterie alofile delle depressioni retrodunali, fino alla vegetazione igrofila e a quella tipica delle acque salmastre. In questi ambienti, la salinità rappresenta un fattore ecologico determinante: molte specie vegetali hanno sviluppato adattamenti fisiologici che consentono loro di utilizzare acqua salmastra e di tollerare elevate concentrazioni di sale. Nelle zone in cui il livello dell’acqua rimane costantemente più elevato predominano specie alo-tolleranti, come la cannuccia di palude e lo scirpo marittimo, tipiche di ambienti umidi con salinità moderata. Al contrario, nelle aree soggette a forti oscillazioni tra inondazione ed evaporazione, il sale tende a concentrarsi in superficie, favorendo la presenza di specie alofile strette quali la salicornia radicante, la pannocchina dei lidi, la suaeda marittima e la barba di frate, autentici esempi di adattamento alla vita in condizioni estreme.

Il legame tra ambiente terrestre e marino è evidente anche lungo la spiaggia antistante la palude, dove, grazie alla presenza delle praterie di posidonia oceanica e alla varietà dei fondali, è possibile rinvenire numerose conchiglie spiaggiate, appartenenti a oltre 130 specie di molluschi, tra cui Poliplacofori, Gasteropodi, Bivalvi, Scafopodi e Cefalopodi. Questo patrimonio testimonia l’elevata biodiversità del comparto marino costiero. La componente faunistica più evidente e studiata è senza dubbio quella ornitica. Sono state censite oltre 180 

specie di uccelli, molte delle quali migratrici (alzavola, canapiglia, fischione, moriglione, marzaiola, mestolone, germano reale), che utilizzano la Palude di Torre Flavia come sito di sosta, alimentazione, transito e, in alcuni casi, nidificazione. Negli ultimi anni, grazie alla protezione dell’area, la presenza di numerose specie è aumentata, rendendo il sito un punto di riferimento per gli appassionati di birdwatching e per le attività di educazione ambientale. Accanto agli uccelli, sono presenti numerose altre specie animali. Tra gli anfibi si segnalano la rana verde e il rospo comune. I rettili comprendono specie di grande interesse conservazionistico come la rara testuggine palustre europea, oltre a Luscengola, Ramarro e Natrice dal collare.

Tra i mammiferi sono presenti il riccio europeo, il mustiolo, lavolpee l’istrice, nonché la nutria, specie alloctona. Più occasionali sono i mustelidi, come la donnola e la faina. L’area è inoltre frequentata da diverse specie di chirotteri, che sfruttano la ricchezza di insetti e la varietà di rifugi disponibili. In conclusione, la Palude di Torre Flavia rappresenta un laboratorio naturale a cielo aperto, dove storia, paesaggio e biodiversità si intrecciano in uno spazio limitato ma di enorme valore ecologico. La sua conservazione dimostra come anche piccoli frammenti di territorio possano svolgere un ruolo fondamentale nella tutela degli ecosistemi costieri e nella divulgazione scientifica, offrendo un esempio concreto di equilibrio possibile tra presenza umana e natura.


LA VISITA
Per conoscere l’area si suggeriscono, tra gli altri, due semplici sentieri che possono guidare il visitatore alla scoperta di questo prezioso ambiente costiero: il Sentiero dei Pescatori e il Sentiero delle Dune. Il primo (300 metri, circa 30 minuti) parte dal centro visite (ingresso Via Roma) e conduce fino al mare costeggiando lo Stagno delle Alzavole, vero cuore naturalistico della palude. Qui, soprattutto nei mesi invernali, lo sguardo viene catturato da anatre, aironi, folaghe e cormorani, mentre il falco di palude sorvola silenzioso gli specchi d’acqua. All’altezza di un fitto fragmiteto è attiva la stazione di inanellamento, dove in primavera e in autunno gli uccelli migratori vengono studiati durante il loro lungo viaggio. Poco oltre, lo Stagno dei Mignattai presenta acque basse e tranquille, frequentate da eleganti limicoli e piccoli passeriformi. Il sentiero termina sulla spiaggia, davanti ai resti di Torre Flavia, tra dune ricoperte di camomilla marittima.

Il secondo, il Sentiero delle Dune (200 metri, 20 minuti, ingresso da Via Fontana Morella), attraversa invece il cuore dell’area protetta. Dopo aver incontrato lo Stagno della Schiribilla, si supera il suggestivo Ponte delle Tamerici, alberi capaci di vivere sulla sabbia e resistere al sale. Un breve tratto conduce infine alla grande Spiaggia del Corriere piccolo, dove in primavera questa specie nidifica direttamente sulla sabbia. Qui, tra gigli marittimi e profumo di mare, il visitatore è invitato a vivere l’ambiente del monumento naturale con il massimo rispetto, ricordando che anche la più piccola attenzione può fare la differenza per la tutela e la conservazione della natura.


DUE CURIOSITA’

L’alzavola
L’alzavola (Anas crecca) è una piccola anatra che frequenta il monumento naturale nei mesi invernali: con circa 35 centimetri di lunghezza è la più minuta tra le anatre europee. Viene considerata un’anatra di superficie in quanto è capace di nutrirsi senza immergersi completamente sott’acqua. Dedica all’alimentazione fino a un terzo della giornata. Predilige le zone con acqua poco profonda e ricche di vegetazione, ma è una specie molto adattabile e può frequentare ambienti diversi purché offrano risorse alimentari adeguate. La dieta è prevalentemente erbivora e comprende principalmente

 piante acquatiche, anche se è integrata con larve di insetti e molluschi che vengono catturati in acque basse e nei fondali fangosi. Nei due sessi il maschio è più vistoso: caratteristica la colorazione della testa, castana con una evidente striscia verde bordata di bianco che va dall’occhio fino alla nuca. Le femmine sono invece uniformemente brunastre, presentando però, a somiglianza del maschio, la stessa macchia colorata sulle ali, detta “specchio”, evidente anche in fase di riposo e che con il suo colore verde smeraldo contrasta nettamente con il resto del piumaggio.

La tamerice

La tamerice (Tamarix gallica L.) è un piccolo albero tipico delle zone umide costiere del Mediterraneo. Può raggiungere 4-6 m di altezza ed è caratterizzato da un portamento leggero ed elegante, con rami sottili e flessuosi che gli conferiscono un aspetto delicato, quasi vaporoso. Le foglie, minuscole e squamiformi, sono strettamente aderenti ai rami: una strategia evolutiva che limita la perdita d’acqua in ambienti aridi e ventosi. La fioritura, molto ornamentale, avviene tra la primavera e l’estate: i piccoli fiori rosa pallido, riuniti in spighe, attirano numerosi insetti impollinatori. È una specie adattata a vivere in suoli salmastri: grazie a speciali ghiandole riesce ad eliminare il sale in eccesso, che talvolta si deposita sui rami come una sottile patina chiara. In passato il suo legno veniva usato come combustibile, mentre la corteccia, ricca di tannini, trovava impiego nella concia delle pelli e nella medicina tradizionale.

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