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Parchi e riserve

Parco Regionale Urbano di Aguzzano

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Fa parte dell'itinerario storico di: La Via Tiburtina

IL PARCO
Estensione: 60 ettari
Sede: c/o RomaNatura, Villa Mazzanti, Via Gomenizza 81- 00195 Roma
Telefono: 06 35491587
Sito web: www.romanatura.roma.it
Accessi: Piazzale Hegel (ingresso principale), Via Schopenahuer, Via Fermo Corni, Via Gina Mazza, Via Leibniz

Il Parco Regionale Urbano di Aguzzano, con i suoi circa 60 ettari di estensione, rappresenta una delle aree verdi più significative del quadrante orientale di Roma. Situato all’interno del IV Municipio, è incastonato tra i quartieri di Casal de’ Pazzi e San Basilio, mentre sul suo margine orientale si affianca il complesso carcerario di Rebibbia. Nonostante sia circondato da zone intensamente urbanizzate, il parco conserva un ruolo fondamentale per la qualità della vita dei residenti e per il mantenimento della biodiversità locale. Anche se non ospita ecosistemi particolarmente rari, svolge funzioni ecologiche di grande importanza, perché fa parte di una rete di corridoi naturali che permettono a molte specie di spostarsi tra la Riserva Naturale della Marcigliana e la Riserva Naturale della Valle dell’Aniene, due tra le più grandi aree protette dell’area romana. Questo collegamento ecologico facilita la diffusione delle specie vegetali e animali, nonché la continuità degli habitat, contribuendo alla resilienza degli ecosistemi urbani.

IL TERRITORIO
La storia di questo territorio affonda le radici nell’epoca romana. L’area faceva parte di un vasto fondo agricolo appartenente alla Gens Acutia, noto come fundus Acutianus. Da questo antico toponimo deriva il nome “Aguzzano”. Nel corso del tempo, la zona è stata destinata principalmente all’agricoltura, come testimoniano sia i casali rurali ottocenteschi ancora presenti, sia alcune strutture sotterranee, come cisterne e canalizzazioni rinvenute durante gli scavi archeologici. L’assetto attuale del parco è ciò che rimane di una delle tante tenute agricole della campagna romana urbanizzate per l’espandersi della città. Gran parte dell’area, infatti, conserva tutte quelle opere necessarie per la coltivazione dei terreni e per l’allevamento del bestiame. Oggi è un affascinante “ecosistema rurale-urbano”, con ampi spazi aperti per le coltivazioni delimitati da filari di alberi lungo i canali di irrigazione, o da viali interpoderali che conducevano ai casali padronali o alle fattorie con le stalle, i fienili, le aie, i ricoveri per gli attrezzi.

Il Fosso di San Basilio è senza dubbio l’elemento naturalistico più caratteristico del parco. Questo corso d’acqua, che lo attraversa in tutta la sua lunghezza, fluisce nel Fosso della Cecchina e infine nell’Aniene e crea un piccolo ma prezioso ecosistema ripariale. Le sue sponde sono bordate da salici e pioppi, alberi tipici degli ambienti umidi, ai quali si associano diverse specie vegetali, quali la cannuccia di palude, la coda cavallina e diverse specie di brasca che vegetano sotto la superficie dell’acqua. Sulle sponde sono presenti anche fitte formazioni di rovo, sambuco e canna comune. In alcuni tratti la vegetazione si infittisce fino a diventare quasi impenetrabile, offrendo rifugio ideale a numerosi animali. La presenza di acqua attira molte specie di insetti, tra cui libellule, damigelle e gerridi, che pattinano sulla superficie come minuscoli funamboli. Questi insetti costituiscono una risorsa alimentare fondamentale per diversi uccelli tipici degli ambienti umidi, come l’usignolo di fiume, noto per il suo canto melodioso e la ballerina bianca, facilmente riconoscibile per i movimenti rapidi e l’elegante coda in continuo tremolio. In acqua più frequenti sono la gallinella d’acqua, abile nel muoversi tra i canneti e il germano reale spesso osservabile in coppia o in piccoli gruppi. Fra i vertebrati non mancano la rana verde e la natrice dal collare, un serpente non velenoso che frequenta abitualmente gli ambienti acquatici. Di tanto in tanto è possibile osservare anche specie più elusive o mobili, come l’airone cenerino e la garzetta, che fanno tappa nel fosso alla ricerca di piccoli pesci e anfibi.
Oltre al fosso, il parco è caratterizzato da due lunghi viali alberati, che rappresentano veri e propri corridoi ombrosi all’interno della vegetazione. Il primo viale, attraversato da un doppio filare di pini domestici alternati con oleandri e melograni, collega l’area settentrionale a quella meridionale del parco e scavalca il Fosso di San Basilio mediante un antico ponticello in muratura, testimonianza della storia agricola del luogo. Il secondo viale segue invece l’asse longitudinale dell’area protetta ed è arricchito dalla presenza di pini, lecci e platani allevati “a ceppaia”, una tecnica di gestione che favorisce la produzione di nuovi getti dalla base dei tronchi. Durante le giornate estive, questi viali risuonano del frinire delle cicale, i cui cori rivelano la loro presenza molto prima di riuscire a individuarle sui tronchi.

Gran parte del parco è costituita da prati, che rappresentano un habitat fondamentale per molte specie vegetali e animali. Qui prosperano piante erbacee comuni come la carota selvatica, la malva e il tarassaco, ma anche specie più appariscenti e di pregio, come l’orchidea purpurea e la linaria comune, che durante la primavera trasformano il paesaggio con macchie di colore vivace. Queste distese erbose attirano numerosi uccelli granivori e insettivori: passere d’Italia, verzellini e cardellini frequentano regolarmente l’area, spesso unendosi a gruppi di storni provenienti dal centro città. La presenza costante di piccoli uccelli e lucertole campestri attira predatori come il gheppio, un piccolo falco che si può osservare mentre rimane sospeso in volo, scrutando il terreno in cerca di una preda. Nei momenti più tranquilli della giornata, specialmente all’alba e al crepuscolo, è possibile incontrare la volpe, che percorre i margini dei prati e le sponde del fosso alla ricerca di arvicole, topi selvatici e altri piccoli vertebrati. Con un po’ di fortuna si possono individuare anche tracce del riccio e della donnola, difficili da osservare direttamente a causa delle loro abitudini crepuscolari e notturne.
Un ulteriore elemento di pregio del parco è rappresentato dai casali rurali ottocenteschi, costruiti dopo le bonifiche agricole della fine del XIX secolo. Questi edifici, denominati alba 1, alba 2, alba 3 e Casale Nuovo, costituiscono un importante esempio dell’architettura rurale del periodo e testimoniano il passato agricolo dell’area. Il casale ALBA 3, situato nei pressi dell’ingresso di via Fermo Corni, ospita oggi la Casa del Parco, sede del Centro Visite e della biblioteca comunale “Fabrizio Giovenale”. Di fronte all’ingresso, un’area è stata destinata alla creazione di orti urbani, gestiti e curati dagli abitanti dei quartieri limitrofi. Questi orti non solo rappresentano un luogo di socialità e collaborazione, ma offrono anche un’occasione educativa per bambini e ragazzi, che vi vengono accompagnati per scoprire da vicino il mondo della coltivazione e della biodiversità agricola.

Infine, la storia millenaria di Aguzzano è testimoniata da alcune importanti evidenze archeologiche. Durante gli scavi effettuati nel 1982 nei pressi del Casale Nuovo, sono stati infatti rinvenuti i resti di una villa romana suburbana di epoca imperiale, con strutture che suggeriscono un insediamento residenziale dotato di ambienti di rappresentanza e spazi agricoli. Questi reperti arricchiscono ulteriormente il valore culturale del parco, trasformandolo non soltanto in un rifugio naturale, ma anche in un luogo dove natura, storia e vita quotidiana si incontrano.

LA VISITA
Entrando da Piazzale Hegel, dopo un’area giochi per bambini, si scende verso il parco e si attraversa il Fosso di San Basilio; passando sotto ai fili di una linea elettrica si segue il sentiero che piega a sinistra. Da qui il viottolo continua tra due filari di alti pini dove è possibile osservare il rampichino – piccolo passeriforme dal piumaggio screziato color marrone – mentre si arrampica a spirale sui tronchi a caccia di insetti. Dopodiché si attraversa un settore caratterizzato da ampi prati fino ad un campetto di calcio. In quest’area più aperta non è difficile avvistare nei mesi più caldi rondini e balestrucci che sfrecciano velocissimi sui campi a caccia di insetti e riempiono l’aria con le loro grida. Passando accanto ad alcune case si continua a seguire lo stradello, che sfila accanto a un campo di basket, s’infila tra alti ciuffi di canne e passa sul retro di una scuola. Quindi si ritorna all’area giochi della partenza e da qui a piazzale Hegel, in poco più di un’ora di piacevole passeggiata.

DUE CURIOSITA’
Lo storno
Lo storno (Sturnus vulgaris) è un passeriforme di medie dimensioni (21 cm), dal lungo becco, dalle ali triangolari e dall’abito nerastro con riflessi metallici ornato da numerose macchiette bianche. È una specie dalle abitudini spiccatamente gregarie che pascola nelle aree verdi periferiche. È onnivoro e ha una dieta che varia con le stagioni: in primavera si nutre degli invertebrati che trova nel terreno (insetti, lombrichi, chiocciole), mentre in autunno e inverno si nutre di frutta e semi. Di indole gregaria, durante la giornata si possono vedere posati a terra in gruppi sparsi pronti ad involarsi al più piccolo allarme. E proprio il loro volo rappresenta uno degli spettacoli più belli della natura. Al crepuscolo, quando si raggruppano per raggiungere i propri dormitori notturni, si muovono in stormi fitti fino a sembrare delle nuvole nere e si stagliano nel cielo volando compatti uno vicino all’altro. Spesso si possono vedere anche quando compiono delle spettacolari acrobazie, con evoluzioni rapide e fulminee, perfettamente sincronizzate, utilizzate per sfuggire agli attacchi dei predatori (falco pellegrino, gheppio, gabbiano reale).

Pino domestico
Il pino domestico, o pino da pinoli (Pinus pinea), è molto diffuso in Italia, dove probabilmente venne introdotto dagli Etruschi e successivamente favorito dai Romani. Grazie alla sua vasta presenza, è spesso considerato uno degli alberi simbolo del Paese; non a caso, nei Paesi anglosassoni è conosciuto come “Italian Stone Pine”. Può raggiungere i 30 metri d’altezza ed è facilmente riconoscibile per il fusto diritto e privo di rami nella parte bassa, sormontato da una chioma sempreverde ampia e tondeggiante, sorretta da rami disposti a raggiera, simile a un grande ombrello, da cui l’altro suo nome inglese “Umbrella Pine”. Le sue pigne, grandi e rotondeggianti, compaiono solo dopo il quindicesimo anno di vita dell’albero, ma per gustarne i pinoli occorre aspettare altri tre anni, il tempo necessario affinché maturino. Tra aprile e ottobre le pigne mature cadono al suolo liberando i semi, racchiusi in un guscio legnoso scuro da cui si estrae il pinolo vero e proprio, molto apprezzato in cucina.

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