La via Latina

Verso Tusculum, Frascati e l’Abbazia di Grottaferrata

La via Latina ricalca un antichissimo tracciato che seguiva una direttrice naturale che tagliava le valli del Sacco e del Liri, attraversando i monti Lepini, Ausoni ed Aurunci.
La via doveva avere inizio dalla porta delle mura serviane, a porta Capena, fino a lasciare le mura aureliane in corrispondenza dell’omonima porta Latina e dirigersi verso il Lazio meridionale. La via corrisponde all’incirca all’attuale via Tuscolana che in epoca medievale ne aveva ricalcato il tracciato fino alla città di Tuscolo.
Questa antica città latina, conquistata dai Romani nel 338 a.C. divenne luogo prediletto dei più illustri personaggi dell’Urbe: Catone, Lucullo, Cicerone e molti imperatori la scelsero come sede delle proprie ville in collina. Dopo le vicissitudini dell’Alto Medioevo, dal X secolo Tusculum fu proprietà dei Conti di Tuscolo che la governarono per 300 anni, spesso in contrasto con Roma, fino alla definitiva distruzione del 1119. Gli abitanti superstiti si rifugiarono ai piedi del colle, dando origine all’odierna Frascati. Tra i resti più interessanti della città abbandonata sono da ricordare quelli del teatro romano (II secolo a.C.), mentre dalla vicina acropoli si può ammirare un panorama stupendo che abbraccia i Castelli, Roma e nelle giornate limpide giunge fino al mare.
Fra il XVI secolo ed il XVII secolo, le colline circostanti attrassero l’interesse delle famiglie papali e dei ricchi signori di Roma, documentato dalle famose Ville Tuscolane, tra cui la scenografica Villa Aldobrandini a Frascati, lussuose residenze che costituiscono tuttora il gioiello monumentale di questo territorio.
Celebri per i loro giardini, dove si snodano percorsi simbolici pensati per rallegrare l’ozio dei nobili, offrono panorami leggiadri in cui ninfei, fontane e giochi d’acqua fanno da protagonisti.
Luoghi ameni di ozio, oltre Frascati, furono anche Grottaferrata, Monte Porzio Catone, Rocca di Papa.
A dimostrare il legame dei Castelli Romani con la cultura vitivinicola, è stato creato a Monte Porzio Catone il Museo diffuso del Vino, che ha sede in molti punti della città. Grazie a questa iniziativa si potranno riscoprire i luoghi della produzione vinicola, visitare sezioni dedicate alla lavorazione moderna ed antica del vino, incontrare la cultura contadina del posto attraverso spazi didattici, installazioni multimediali, mostre fotografiche.
La storia dei Castelli si intreccia però anche a quella degli eremiti e santi che vi trovarono rifugio. Uno dei più celebri fu San Nilo, di Rossano Calabro, che a novant’anni durante il suo cammino verso Roma, si fermò preso le colline tuscolane e fondò l’abbazia di Grottaferrata. Dopo la sua morte, il 26 settembre 1004, i suoi seguaci, cattolici di rito greco, grazie all’appoggio economico e politico dei potenti conti di Tuscolo, costruirono una magnifica abbazia che nel Rinascimento, per volere di Giuliano della Rovere, in seguito papa Giulio II, venne munita di mura di cinta merlate. Il complesso monastico si articola attorno a due cortili, uno con il palazzo abbaziale, la tipografia ed il borgo, mentre sull’altro, impreziosito dal magnifico portico rinascimentale del Sangallo, si affaccia la chiesa romanica di Santa Maria con il suo campanile.
L’interno ha subito nel Settecento pesanti interventi che ne hanno alterato l’originaria struttura. Conserva comunque i resti dell’antico pavimento cosmatesco ed il prezioso fonte battesimale datato tra l’XI ed il XII secolo, così come il mosaico sopra la porta di accesso alla chiesa, il mosaico della Pentecoste sull’arco trionfale della navata centrale ed un ciclo affrescato con storie della Bibbia attribuite a Pietro Cavallini (XIII secolo). Nel museo dell’Abbazia si conservano reperti archeologici rinvenuti nel territorio del monastero e gli affreschi duecenteschi che ornavano in origine la navata della chiesa. L’Abbazia, sede nel Medioevo di un rilevante scriptorium è importante sede di restauro di manoscritti ed incunaboli. Nella biblioteca, tra le più antiche d’Italia, si conservano autografi di San Nilo ed oltre 2000 manoscritti tra cui un nucleo di preziosi codici greci.
Il percorso della via Latina, dai Castelli prosegue lungo la piana fino ad Artena, paese di prelati e briganti. Nato nel XII secolo come Castrum Montefortini, il borgo fu conteso a lungo e più volte messo a ferro e fuoco, finché nel XVII secolo il cardinale Scipione Borghese decise di dare un piano urbanistico a quello che era rimasto un pittoresco groviglio di vicoli, quasi privo di un centro cittadino.
Ai piedi del Monte Lupone, Segni era l’antica città volsca di Signia. I monumenti più imponenti appartengono proprio all’epoca preromana, come le imponenti mura e grandi porte che ricordano le rocche megalitiche greche. Fin dal XII-XIII secolo fu residenza estiva dei Papi, con il seminario vescovile e la bella cattedrale di Santa Maria Assunta, sontuoso tempio barocco.

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